assegno divorzile, divorzio bologna, condizioni

10 Novembre 2014 Sergio Armaroli 0 Comments

ASSEGNO DIVORZILE, DIVORZIO BOLOGNA, CONDIZIONI

afototestamento3Quanto all’assegno per il coniuge, per giurisprudenza ampiamente consolidata, l’assegno deve tendere al mantenimento del tenore di vita da questo goduto durante la convivenza matrimoniale, anche se indice del predetto tenore di vita può essere l’attuale disparità di posizioni economiche tra i coniugi ( Cass. N. 2156 del 2010 ).

In sostanza la ricorrente propone profili e situazioni di fatto, insuscettibili

Quale può essere un criterio giusto di valutazione per chi, dopo il divorzio, deve af- frontare da solo la vecchiaia? Questo è anche l’interrogativo di chi nel dibattito sulle riforme del diritto di famiglia si pone un problema di adeguamento e di uniformità in Europa della legislazione sui diritti post-matrimoniali.

Non forse il criterio dell’adeguatezza al tenore di vita matrimoniale perché – ol- tre che a presentare profili di possibile iniquità (insostenibilità, scarsa plausibilità, rendita da matrimonio) – tiene troppo ancorato alla vita coniugale un periodo di vita post-coniugale che nell’era della longevità può essere ed è sempre più lungo, oscurando il dato della necessaria autonomia post-matrimoniale. Il criterio com- pensativo e risarcitorio (più convincente) può esaltare aspetti oggi decisamente sottovalutati se non del tutto tralasciati, ma da solo potrebbe non offrire copertura sufficiente per la soddisfazione di bisogni e necessità del coniuge debole quando le risorse dell’altro coniuge lo potrebbero rendere possibile.

Il criterio più realisticamente plausibile sembra, allora, essere quello al quale aveva pensato il legislatore del 1970 e che la giurisprudenza dell’epoca aveva corretta- mente battezzato con l’espressione “natura composita dell’assegno divorzile”, de- terminato dalla sovrapposizione degli aspetti compensativi e risarcitori con quelli reddituali di ciascun coniuge, nella prospettiva s’intende, non solo della necessità di mantenere un tenore di vita dignitoso ma anche della valorizzazione della necessa- ria e possibile autonomia di ciascun coniuge (valutata alla stregua delle condizioni di età, della occupazione lavorativa, della durata del matrimonio).

Secondo l’orientamento della Corte di Cassazione  espresso dalla sentenza delle sezioni unite 29 novembre 1990, n. 11492 (e ampiamente consolidato), in tema di scioglimento del matrimonio e nella disciplina dettata dall’art. 5 della legge 1 dicembre 1970, n. 898, come modificato dall’art. 10 della legge 6 marzo 1987, n. 74, una volta stabilita la spettanza in astratto dell’assegno divorzile, per non essere il coniuge richiedente in grado, per ragioni oggettive, di mantenere il tenore di vita matrimoniale, così come previamente accertato, il giudice deve poi procedere alla determinazione in concreto dell’assegno in base alla valutazione ponderata e bilaterale dei criteri indicati nello stesso art. 5 (ragioni della decisione, contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno od a quello comune, reddito di entrambi, durata del matrimonio), che quindi agiscono come fattori di moderazione e diminuzione della somma considerabile in astratto (ex plurimis, Cass. 22 agosto 2006, n. 18241; 19 marzo 2003, n. 4040).

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 8 luglio – 30 ottobre 2014, n. 23088

Presidente Di Palma – Relatore Dogliotti

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In un procedimento di divorzio tra G.M. e K.E., la Corte d’Appello di Palermo con sentenza del 21/11/20119 confermava la sentenza del 29/12/2009 del locale Tribunale, in punto assegno per la moglie.

Ricorre per cassazione la moglie.

Resiste con controricorso la madre esercente la potestà genitoriale sulla figlia minore del marito della ricorrente, nelle more processuali deceduto.

La ricorrente ha depositato memoria difensiva.

Non si ravvisano violazioni di legge.

Quanto all’assegno per il coniuge, per giurisprudenza ampiamente consolidata, l’assegno deve tendere al mantenimento del tenore di vita da questo goduto durante la convivenza matrimoniale, anche se indice del predetto tenore di vita può essere l’attuale disparità di posizioni economiche tra i coniugi ( Cass. N. 2156 del 2010 ).

avvocato-sergio-armaroliIn sostanza la ricorrente propone profili e situazioni di fatto, insuscettibili di controllo in questa sede, a fronte di una sentenza caratterizzata da motivazione adeguata e non illogica. Non è vero che la Corte di Appello non abbia considerato la consistenza del patrimonio- immobiliare del marito, ma essa ha accertato che il patrimonio stesso forniva redditi estremamente scarsi ( e dunque questi non potevano incidere in modo decisivo sul tenore di vita familiare, mentre i redditi complessivi della moglie erano analoghi a quelli del marito) Del resto giurisprudenza consolidata ( tra le altre, Cass. N. 7117 del 2006 ) precisa che le condizioni economiche delle parti vanno considerate in concreto e non sulla base di un apprezzamento soltanto probabilistico ( ad es. la possibilità di un futuro aumento del reddito, nella specie, patrimoniale). Eventuali questioni inerenti alla comunione dei beni tra i coniugi e al suo scioglimento, dovranno evidentemente prospettarsi in separata sede, e non rilevano ai fini di una eventuale determinazione dell’assegno di divorzio che, per quanto si è detto, correttamente il giudice a quo non ha attribuito.

Va pertanto rigettato il ricorso.

Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna ,ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che si liquidano in €. 2.000,00 per compensi, €. 100,00 per esborsi, oltre spese forfettarie e accessori di legge.

In caso di diffusione del presente provvedimento, omettere generalità ed atti identificativi, a norma dell’art. 52 D.lgs. 196/03, in quanto imposto dalla legge.

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