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AFFIDO CONDIVISO,SEPARAZIONE DEI CONIUGI

Perche’ possa derogarsi alla regola dell’affidamento condiviso, occorre quindi “…che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneita’ educativa o comunque tale appunto da rendere quell’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore…” (come nel caso, ad esempio, di un’obiettiva lontananza del genitore dal figlio, o di un suo sostanziale disinteresse per le complessive esigenze di cura, di istruzione e di educazione del minore), con la conseguenza che “…l’esclusione della modalita’ dell’affidamento esclusivo dovra’ risultare sorretta da una motivazione non piu’ solo in positivo sulla idoneita’ del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneita’ educativa del genitore che in tal modo si escluda dal pari esercizio della potesta’ genitoriale e sulla non rispondenza, quindi, all’interesse del figlio dell’adozione, nel caso concreto, del modello legale prioritario di affidamento…”.

Da tali principi, applicabili anche ai casi di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, in virtu’ del richiamo operato dalla L. n. 54 del 2006, art. 4, comma 2 la Corte di merito, nella specie, non si e’ discostata. Infatti, in relazione alla violazione dell’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento in favore dei figli minori, i giudici di appello hanno congruamente motivato, osservando che D.I. e’ rimasto totalmente inadempiente e pertanto “…non ha manifestato, sin dal lontano marzo 1996, alcuna volonta’ di fronteggiare i bisogni materiali dei propri figli, magari offrendo loro quanto era nelle sue possibilita’ materiali…”, in quanto “… l’obbligo di un genitore di provvedere al mantenimento dei figli implica il dovere di soddisfare primariamente le esigenze dei figli stessi e quindi di anteporre le esigenze di questi alle proprie…”.

Di conseguenza, sempre secondo la Corte di merito, la eventuale esiguita’ del reddito a disposizione non giustifica la totale inadempienza, protratta per molti anni, da parte del genitore e tale inadempienza “…incide, con riferimento ai figli, non solo sul piano strettamente materiale, impedendo loro la possibilita’ di sfruttare al meglio le proprie potenzialita’ formative, ma incide, ancora di piu’, sotto il profilo morale…” essendo sintomatica della mancanza di qualsiasi impegno da parte del genitore inadempiente diretto a soddisfare le esigenze dei figli “… e quindi della carenza di responsabilizzazione nei loro confronti e di inidoneita’ del detto genitore a contribuire a creare per i propri figli quel clima di serenita’ familiare necessario per una sana ed equilibrata crescita”.

Quanto al discontinuo esercizio del diritto di visita, la Corte di merito, dopo aver posto in evidenza la mancanza di prova in ordine agli ostacoli asseritamente frapposti dalla madre dei minori all’esercizio di tale diritto, ha osservato, con adeguata e logica argomentazione, che il comportamento del D.I., gia’ gravemente inadempiente all’obbligo di mantenimento dei figli, e’ altamente sintomatico della sua inidoneita’ “…ad affrontare quelle maggiori responsabilita’ che un affido condiviso comporta anche a carico di quel genitore con il quale il figlio non stia stabilmente…” e determina concretamente una situazione di contrarieta’ all’interesse del minore ostativa per legge (art. 155 bis c.c., comma 1) ad un provvedimento di affidamento condiviso, “…non valendo ad offrire ai figli quell’ambiente familiare stabile e sereno a cui gli stessi hanno pure diritto”.

Alla stregua delle considerazioni che precedono, devono ritenersi insussistenti sia la dedotta violazione degli artt. 155 e 155 bis c.c., che i prospettati vizi di motivazione della sentenza impugnata, considerato altresi’ che le ulteriori censure sollevate dal ricorrente si risolvono in doglianze di merito, non consentite in sede di giudizio di legittimita’, in ordine alla valutazione delle risultanze processuali ed all’accertamento dei fatti di causa da parte della Corte di appello.

AVVOCATO SERGIO ARMAROLI SEPARAZIONI A BOLOGNA, AFFIDO CONDIVISO

 

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DEVI SEPARARTI’

ALLORA CHIAMA L’AVVOCATO SERGIO ARMAROLI

 

QUALI SONO LE MAGGIORI PROBLEMATICHE DELLA SEPARAZIONE?

 

1)L’AFFIDO DEI FIGLI E REGOLAMENTO VISITE

 

2)L’ASSEGNAZIONE DELLA CASA CONIUGALE

 

3) ASSEGNO DI MANTENIMENTO PER I FIGLI O IL CONIUGE ECONOMICAMENTE PIU’ DEBOLE

 

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Con la L. n. 54 del 2006 la regola diviene quella dell’affidamento dei figli ad entrambi i genitori.

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La nuova disciplina prevede il diritto del figlio, anche in caso di separazione personale dei genitori, di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti ed i parenti di ciascun ramo genitoriale.

E ciò si collega all’art. 30 della Costituzione, che al co. I statuisce che “E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio”.

E tale principio deve esser osservato anche in caso di separazione, divorzio, e cessazione della convivenza tra i genitori.

L’art. 155, co. 2 prevede che, per assicurare la realizzazione del diritto del figlio minore a mantenere un rapporto continuativo ed equilibrato con entrambi i genitori, il giudice pronunciando la separazione personale dei coniugi, adotterà i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa; valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati ad entrambi i genitori, oppure stabilisce a quali di essi sono affidati, determina i modi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore fissando altresì la misura ed il modo in cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, alla istruzione e all’educazione dei figli.

Da notare che l’art. 155, contempla l’espressione affidamento ad entrambi i genitori, riferibile a tutti i principi che il legislatore ha introdotto con la novella e non si esaurisce nell’aspetto dell’affidamento vero e proprio.

Affidare il minore a entrambi i genitori non esclude però la necessità di prevedere quale sia il genitore presso il quale coabiterà stabilmente il minore, non essendo verosimile, né per altro verso, rispondente all’interesse del minore e alle sue esigenze psicologiche, posto che lo stesso non potrà avere una propria stabile collocazione.

Occorre infine evidenziare che il giudice può disporre l’affidamento esclusivo dei figli qualora ritenga che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore.

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Sentenza – Affido condiviso, cambio di residenza, genitore Suprema Corte di Cassazione VI Sezione Civile – 1 Ordinanza 18 febbraio – 18 marzo 2014, n. 6208  Presidente Di Palma – Relatore AciernoFatto e diritto

Rilevato che è stata depositata la seguente relazione ex art. 380 bis cod. proc. civ. in ordine al procedimento civile iscritto al R. G. 16079 del 2013: 
”Il relatore designato, visti gli artt. 377, 380 bis e 360 bis cod. proc. civ., 
letti gli atti del procedimento civile iscritto al R.G. 851 del 2013 tra
Rilevato che la Corte d’Appello di Venezia, adita in sede di reclamo avverso il provvedimento emesso ex art. 710 cod. proc. civ. dal Tribunale di Rovigo, ed in riforma del medesimo, stabiliva: 
”che il trasferimento di residenza da Rovigo a Padova voluto da N.P., coniuge separata del ricorrente F.Z. e collocataria dei figli minori in affido condiviso ad entrambi i coniugi, doveva ritenersi lecito e non in contrasto con l’interesse dei minori a mantenere un rapporto significativo e continuativo con l’altro genitore, attraverso una più coerente articolazione del diritto di visita, attesa la vicinanza e la facilità di spostamento da Rovigo a Padova; 
che la scelta della residenza da parte del genitore affidatario o collocatario costituisce l’esercizio di un diritto inviolabile di libertà garantito dall’art. 16 Cost, rispetto al quale l’altro genitore non può opporre altre ragioni che non siano direttamente collegate all’interesse della prole, come nel caso di un evidente ostacolo all’esercizio del proprio diritto di visita, con conseguente possibilità ai sensi dell’art. 155 quater cod. civ, di una rimodulazione delle condizioni di affidamento; 
che nella specie tale esigenza ben poteva essere soddisfatta con la previsione di AVVOCATO SERGIO ARMAROLIun potenziamento del diritto di visita nel fine settimana; 
che doveva essere revocata l’assegnazione della casa coniugale di Rovigo alla Pirogova e respinta la sua richiesta di un contributo economico sostitutivo del vantaggio relativo all’assegnazione della casa coniugale; 
Considerato che avverso tale provvedimento proponeva ricorso per cassazione, cui resisteva con controricorso la P., affidato ai seguenti tre motivi: 
nel primo motivo di ricorso viene dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 29 Cost. e 155 cod. civ. ed art. 8 CEDU in relazione all’art. 360 n. 3 cod. proc. civ.; 
nel secondo motivo viene dedotta l’omessa valutazione dei motivi addotti dalla P. a giustificazione del suo trasferimento a Padova, con riferimento a parametri dell’art. 360 n. 3 e n. 4 cod. proc. civ. anche in combinato disposto con gli art.. 132 e 156 cod. civ. 
nel terzo motivo viene dedotto l’omesso esame della C.T.U resa nel giudizio di primo grado dal prof. C. nel punto in cui sostiene che “un eventuale trasferimento della madre a Padova dovrebbe poter consentire il rispetto e il mantenimento dell’attuale ripartizione dei tempi di visita, con riferimento ai parametri di cui all’art. 360 n. 3 e 5 cod. proc. civ. 
Ritenuto che i motivi da esaminare congiuntamente in quanto logicamente connessi meritano di essere rigettati; 
ritenuto in particolare che quanto al primo motivo il parametro costituito dall’art. 155 quater ultimo comma cod. civ. ai sensi del quale “nel caos in cui uno dei due coniugi cambi residenza o il domicilio, l’altro può chiedere se il mutamento interferisce con l’affidamento, la ridefinizione degli accordi o dei provvedimenti adottati”, risulta rispettato anche in correlazione con i parametri costituzionali e CEDU, in quanto: 
il mutamento di residenza non è illecito perché realizzato dal genitore collocatario, 
la vicinanza dei luoghi non interferisce con il regime di visita, in quanto pienamente esercitabile secondo l’incensurabile valutazione della Corte d’Appello fondata su un esame dei fatti che non può essere rivalutato in sede di sindacato di legittimità se non specificamente censurato nel limitato confine indicato dall’art. 360 n. 5 cod. proc. civ., attualmente vigente ed applicabile alla fattispecie; 
il bilanciamento degli interessi non può fondarsi sulle ragioni soggettive del trasferimento in capo al genitore collocatario, essendo la comparazione fondata sui parametri indicati dal citato art. 155 quater ultimo comma cod. civ., consistenti nella oggettiva valutazione della compatibilità della nuova sede con il regime dell’affido condiviso e con la pienezza del diritto di visita da esercitarsi sulla base di tale regime legale della titolarità e dell’esercizio della responsabilità genitoriale; 
il riferimento ai parametri costituzionali e CEDU è già contenuto nella valutazione comparativa indicata nel citato art. 155 quater cod. civ. e non può essere interpretato alla stregua di un divieto generalizzato al cambio di residenza da parte del genitore collocatario; 
alla luce del novellato art. 360 n. 5 cod. proc. civ.. non risulta identificato un fatto decisivo al cui valutazione sia stata omessa dal provvedimento impugnato, tenuto conto del fatto che la Corte d’Appello ha rimodulato il diritto di visita e lo stesso CTU non ha prospettato il diniego del mutamento di residenza; 
Ritenuto che ove si condividano i predetti rilievi il ricorso deve essere respinto; 
Ritenuto che il collegio aderisce senza rilievi alla relazione, osservando in ordine alla memoria depositata dalla parte ricorrente che in essa vengono riprodotti i motiv i di ricorso sui quali vi è già stata esauriente risposta nella relazione; 
ritenuto, pertanto che il ricorso deve essere rigettato, applicandosi il principio della soccombenza in ordine alle spese di lite.

P.Q.M.

Il Collegio, 
rigetta il ricorso. Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del presente procedimento che liquida in euro 1500 per compensi e euro 200 per esborsi oltre accessori di legge, in favore della contro ricorrente.

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AVVOCATO DIVORZIO BREVE BOLOGNA

POCHI MESI PER IL DIVORZIO !!!!

Trascorso il termine di 6 mesi o un anno dalla separazione i coniugi possono chiedere lo scioglimento del matrimonio e procedere quindi con il divorzio.

Nel Divorzio Congiunto, ora diventato divorzio breve, il procedimento viene avviato dai coniugi separati in maniera consensuale. Essi devono raggiungere l’accordo su tutte le condizioni dello scioglimento del matrimonio.

In particolare sull’affidamento e il mantenimento dei figli, sul mantenimento o meno del coniuge più debole, sull’assegnazione della casa coniugale e sulla spartizione dei beni comuni.

Il divorzio diviene dunque consensuale e comporta molti vantaggi per le coppie di coniugi: è meno costoso, più rapido e quindi meno traumatico per i coniugi e per i figli.Chiedi all’avvocato matrimonialista Bologna Sergio Armaroli

L’avvocato matrimonialista Bologna può assistervi anche laddove non sia ancora stata raggiunta la concordia su tutte le condizioni di divorzio, attraverso incontri di mediazione e consulenza al fine di presentare il ricorso con la sottoscrizione di entrambi i coniugi.

  1. i tempi che devono intercorrere fra la separazione e la richiesta per ottenere il divorzio sono ridotti dagli attuali tre anni a dodici mesi in caso di “separazione giudiziale” (quando cioè il divorzio viene chiesto da uno dei due coniugi) e a sei mesi quando la separazione è invece consensuale.

  2. la separazione decorre dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale

  3. anticipato il momento dello scioglimento della comunione dei beni tra i coniugi: prima si realizzava solo con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione, ora la comunione «si scioglie nel momento in cui il presidente del tribunale autorizza i coniugi a vivere separati»

  4. la nuova legge si applica anche ai procedimenti in corso.

  5. la nuova legge  non prevede il divorzio immediato in assenza di un periodo di separazione

LEGGE 6 maggio 2015, n. 55

Disposizioni in materia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonche’ di comunione tra i coniugi. (15G00073)

(GU n.107 del 11-5-2015)

Vigente al: 26-5-2015

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La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

la seguente legge:

Art. 1

  1. Al  secondo  capoverso  della  lettera  b),  del   numero   2), dell’articolo 3 della legge 1° dicembre 1970, n.  898,  e  successive modificazioni, le parole: « tre  anni  a  far  tempo  dalla  avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente  del  tribunale  nella procedura  di  separazione  personale  anche   quando   il   giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale» sono sostituite  dalle seguenti: «dodici mesi dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione  personale e da sei mesi nel caso di separazione consensuale,  anche  quando  il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale».

Art. 2

  1. All’articolo 191 del codice  civile,  dopo  il  primo  comma  e’ inserito il seguente:

«Nel caso di separazione personale, la comunione tra i coniugi si scioglie nel momento in cui il presidente del tribunale  autorizza  i coniugi a vivere separati, ovvero alla  data  di  sottoscrizione  del processo verbale di separazione consensuale dei  coniugi  dinanzi  al presidente, purche’ omologato. L’ordinanza con  la  quale  i  coniugi sono autorizzati a vivere separati e’ comunicata all’ufficiale  dello stato  civile  ai  fini  dell’annotazione  dello  scioglimento  della comunione».

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Art. 3

  1. Le disposizioni di cui agli articoli  1  e  2  si  applicano  ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore  della  presente legge, anche nei casi in cui il procedimento di  separazione  che  ne costituisce il presupposto  risulti  ancora  pendente  alla  medesima data.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara’  inserita nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi’ 6 maggio 2015

MATTARELLA

                        Avvocati esperti Affidamento Esclusivo e Affidamento Condiviso

 

 

 

 

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