Risolvi Bologna assegnazione casa coniugale quando? perche?

23 Agosto 2015 Sergio Armaroli 0 Comments

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 Il Giudice deve controllare la sussistenza di almeno uno dei presupposti tassativamente previsti dalla legge. In estrema sintesi, i casi di divorzio sono i seguenti:

  1. i coniugi sono separati legalmente e, al tempo della presentazione della domanda di divorzio, lo stato di separazione dura ininterrottamente da almeno 12 mesi se la separazione è giudiziale o da almeno 6 mesi se la separazione è consensuale (tale termine decorre in ogni caso dal giorno della comparizione delle parti davanti al Presidente del Tribunale nel procedimento di separazione

IL DIVORZIO, ISTITUITO IN ITALIA NEL 1970, PONE UNA SERIE DI QUESITI AI QUALI LA GIURISPRUDENZA HA DATO PIU’ VOLTE INTERPRETAZIONI NON SEMPRE CONCORDI:

con giurisprudenza ormai consolidata, (tra le altre, Cass. N. 17195 del 2011), ha chiarito che l’espressione “famiglia di fatto” non consiste soltanto nel convivere come coniugi, ma indica prima di tutto una “famiglia”, portatrice di valori di stretta solidarietà, di arricchimento e sviluppo della personalità di ogni componente, e di educazione e istruzione dei figli. In tal senso, si rinviene, seppur indirettamente, nella stessa Carta Costituzionale, una possibile garanzia per la famiglia di fatto, quale formazione sociale in cui si svolge la personalità dell’individuo, ai sensi dell’art. 2 Cost..Ove tale convivenza assuma dunque i connotati di stabilità e continuità, e i conviventi elaborino un progetto ed un modello di vita in comune (analogo a quello che di regola caratterizza la famiglia fondata sul matrimonio): come già si diceva, potenziamento reciproco della personalità dei conviventi, e trasmissione di valori educativi ai figli (non si deve dimenticare che obblighi e diritti dei genitori nei confronti dei figli sono assolutamente identici, ai sensi dell’art. 30 Cost. , in ambito matrimoniale e fuori dal matrimonio, e tale identità di posizione è oggi pienamente ribadita e assicurata dalla recente riforma della filiazione del (OMISSIS)), la mera convivenza si trasforma in una vera e propria “famiglia di fatto”. A quel punto, il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei partner, non può che venir meno di fronte all’esistenza di una vera e propria famiglia, ancorchè di fatto. Si rescinde così ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale e, con ciò, ogni presupposto per la riconoscibilità di un assegno divorzile, fondato sulla conservazione di esso, pur dovendosi ribadire che non vi è nè identità, nè analogia tra il nuovo matrimonio del coniuge divorziato, che fa automaticamente cessare il suo diritto all’assegno, e la fattispecie in esame che necessita di un accertamento e di una pronuncia giurisdizionale.

 

AGRAFICO TONDO SEPARAZIONE GIUDIZIALE 

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La separazione legale può essere

– consensuale, quando vi è accordo tra i coniugi sulla separazione e su tutte le condizioni di essa

– giudiziale, quando vi è disaccordo dei coniugi sulla decisione di separarsi o sul regolamento dei loro rapporti personali e patrimoniali

Lo studio legale dell’avvocato SERGIO ARMAROLI è un punto di riferimento per il settore legale, specialmente in ambito civile.

L’avvocato Sergio Armaroli infatti si occupa infatti, di diritto di famiglia, dai divorzi alle separazioni, dall’affidamento dei minori al riconoscimento di paternità. Lo studio, inoltre, interviene nei casi di successione e in quelli di tutela dei diritti del cittadino.

 

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GR SEPARAZIONE

AVVOCATI A BOLOGNA AVVOCATO SERGIO ARMAROLI DEVI AFFRONTARE UNA SEPARAZIONE UN DIVORZIO, RIVOLGITI ALL’AVVOCATO SERGIO ARMAROLI

 

 

Il divorzio genera effetti patrimoniali complessi, per la cui gestione è consigliabile affidarsi alla competenza specialistica di un avvocato, particolarmente in merito alla divisione dei beni, al mantenimento e alla richiesta di addebito. 

 

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 La principale questione, dal punto di vista patrimoniale, è quella dell’assegnazione della casa cosiddetta coniugale.

Si assiste oggi a una svariata casistica riguardante l’assegnazione della casa familiare.
Per esempio, non ostacola l’assegnazione della casa familiare, il fatto che i figli siano divenuti maggiorenni, ogniqualvolta non siano, senza colpa, economicamente non autosufficienti (Cass. n.1198/06). 
Su questo punto, è bene precisare che il provvedimento dell’assegnazione della casa familiare è sempre revocabile e non è per l’appunto definitivo, come ogni altro provvedimento della separazione e del divorzio: la moglie e i figli, alla fine, dovranno andarsene, se la casa è dell’altro coniuge. 

Questo parrebbe, in effetti, l’ultimo orientamento della giurisprudenza di legittimità che con una recentissima sentenza (Cass. n.18076/2014) ha stabilito che, se i figli adulti perseverano in un atteggiamento di disinteresse ai danni del genitore, senza curarsi di cercare un lavoro, in questo caso, gli stessi e il genitore, un tempo loro affidatario, devono lasciare la casa familiare.



Per la Cassazione, infatti, superata una certa soglia di età, deve ritenersi terminato ogni percorso educativo e, pertanto, la persistenza dei figli in casa dei genitori rivela un volersi approfittare delle cure altrui, comportamento questo che rileva negativamente per la nostra giurisprudenza di legittimità. 
L’altro coniuge, dunque in tali casi, ha tutto il diritto di chiedere indietro la casa coniugale concessa alla ex moglie affidataria dei figli, specie quando questi hanno da tempo superato la quarantina, come nel caso della sentenza appena citata.

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La casa che ha costituito, durante la convivenza matrimoniale, il centro di aggregazione della famiglia.

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COSA TUTELA LA LEGGE?

 La legge tutela prioritariamente la posizione dei figli, pertanto, se ve ne sono, la casa viene assegnata al genitore che convive stabilmente con loro (in caso di affidamento condiviso) o affidatario (in caso di affido esclusivo).

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In assenza di figli, il coniuge non proprietario non avrebbe, in genere, diritto ad ottenere la casa. La maggioranza dei giudici ritiene oggi che la casa coniugale non possa essere assegnata alla parte debole, neanche in forma di mantenimento qualora i rapporti economici tra i coniugi siano sbilanciati.

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In caso di locazione, se la separazione è di tipo giudiziale e l’assegnatario non è anche intestatario del contratto, subentra al coniuge; nelle separazioni consensuali, invece, il subentro deve essere concordato tra le parti.  Passiamo alla divisione degli altri beni. Con una recente pronuncia, precisamente la n° 6020/2014, la Suprema Corte di Cassazione ha preso una posizione diametralmente opposta rispetto a quelle assunte negli anni scorsi.

Con tale pronuncia, la Cassazione ha statuito che in caso di separazione o divorzio, la casa coniugale non possa essere assegnata sempre e comunque al coniuge più debole, soprattutto nel caso in cui non vi siano figli conviventi minorenni o maggiorenni, ma non economicamente autosufficienti.

Nel caso di specie, dichiarati cessati gli effetti civili del matrimonio, tra due ormai ex coniugi, genitori di una figlia maggiorenne, si rigettava la domanda della moglie all’assegnazione della casa coniugale. Successivamente, sia la corte di Appello sia quella di Cassazione, hanno confermato tale orientamento, poiché la figlia, ormai trentenne, seppur non economicamente indipendente, prestava un’attività lavorativa che le permetteva di non esser considerata a carico dei genitori.

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E’ opportuno fare riferimento al regime patrimoniale scelto al momento del matrimonio. Se i coniugi avevano adottato la comunione dei beni, in sede di separazione, ciascuno mantiene i beni personali o ricevuti in donazione, tutti gli altri vengono divisi in quote uguali. In regime di separazione dei beni, invece, il primo passo è l’individuazione dei beni esclusivi di ognuno, per tutti i rimanenti deve essere provato l’autore dell’acquisto.

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Nel caso in cui ciò non sia possibile, si procede alla divisione per quote uguali, fatta salva la possibilità, per il coniuge che si ritenga privato di un bene di sua proprietà, di avviare un’azione giudiziale di rivendicazione.

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DIRITTO DI VISITA DEI FIGLI

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Un esempio è dato dal caso in cui il coniuge economicamente debole abbia una modifica delle sue condizioni economiche personali, questo porta alla possibilità di ridurre l’ammontare dell’assegno di mantenimento, stessa possibilità anche nel caso in cui lo stesso inizi una convivenza stabile e dalla stessa riceva un beneficio economico. Può anche accadere che la modifica riguardi il tenore di vita di chi versa l’assegno, in questo caso può chiedere una modifica delle condizioni della separazione in modo che l’assegno sia congruo a tale nuova situazione.

Per quanto riguarda i provvedimenti riguardanti i figli, un esempio ne può essere il trasferimento per motivi di lavoro che può portare ad una modifica degli orari di visita. Queste sono solo alcuni casi in cui si rivela utile avere la possibilità di apportare modifiche alle condizioni della separazione.

La modifica deve essere chiesta da uno dei coniugi. Mentre in passato la procedura era giudiziaria, oggi grazie al decreto sblocca Italia (decreto legge 132 del 2014) le condizioni della separazione possono essere effettuate con negoziazione assistita.

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Lombardia = Milano – Bergamo – Brescia – Como – Lodi – Cremona – Lecco – Mantova – Monza – Varese – Sondrio – Pavia – Busto Arsizio – Sesto San Giovanni – Cinisello Balsamo – Vigevano – Legnano – Gallarate – Rho – Seregno – Lissone – Rozzano – Desio – Voghera – Cologno Monzese – Paderno Dugnano.

Piemonte = Torino – Alessandria – Asti – Biella – Cuneo – Novara – Vercelli – Verbania – Cusio – Ossola – Mondovì – Moncalieri – Collegno – Rivoli – Nichelino – Settimo Torinese –  Saluzzo – Ivrea – Grugliasco – Casale Monferrato – Chieri – Pinerolo – Venaria Reale – Alba – Bra – Novi Ligure – Carmagnola – Tortona – Chiavasso – Fossano.

Campania = Napoli – Pozzuoli – Casoria – Giugliano – Marano – Torre del Greco – Casalnuovo –  Torre del Greco – Torre Annunziata – Pompei – Scafati – Afragola – Portici – Quarto – San Giorgio a Cremano – Bacoli – Salerno – Nocera Inferiore – Benevento – Avellino – Nola – Caserta – Aversa – S. M. Capua Vetere – Marcianise – Battipaglia – Acerra – Castellamare di Stabia – Vomero  Arenella – pianura – soccavo – epomeo – posillipo – fuorigrotta – chiaia

Emilia Romagna = Bologna – Modena – Ravenna – Ferrara – Parma – Reggio Emilia – Forlì – Cesena – Piacenza – Rimini – Imola – Carpi – Faenza – Sassuolo – Casalecchio di Reno – Riccione – Cento – Formigine – Lugo – San Lazzaro di Savena – Castelfranco Emilia – San Giovanni in Persiceto – Fidenza – Cesenatico – Cervia – Argenta – Comacchio

Veneto = Belluno – Padova – Rovigo – Treviso – Venezia – Verona – Vicenza – Chioggia – Bassano del Grappa – San Donà di Piave – Schio – Mira – Conegliano – Castel Franco Veneto – Montebelluna – Mogliano Veneto – Valdagno – Mirano – Spinea – Legnago – Portogruaro – Jesolo – Arzignano – Villafranca di Verona – Asiago – Caorle – Cavarzere.

Friuli Venezia Giulia = Gorizia – Pordenone – Trieste – Udine – Monfalcone – Sacile – Cordenons – Codroipo – Porcia – Azzano Decimo – Tavagnacco – Latisana – Muggia – Spilinbergo – Cividale – Tolmezzo – Aviano – Brugnera – Pasian di Prato – Gemona del Friuli – Fiume Veneto – Fontanafredda – Ronchi dei Legionari – San Vito al Tagliamento – Tarvisio.

Trentino Alto Adige = Bolzano – Trento – Merano – Rovereto – Bressanone – Liaves – Arco – Riva del Garda – Persine Valsugana – Brunico – Appiano sulla strada del vino – Lana -Mori – Ala – Lavis – Renon – Levio terme – Mezzolombardo – Cstelrotto – Vipiteno – Silandro.

Valle d’aosta = Aosta – Chatillon – Sarre – Quart – Gressan.

Toscana = Firenze – Arezzo – Grosseto – Livorno – Lucca – Massa Carrara – Pisa – Pistoia – Prato – Siena – Viareggio – Scandicci – Sesto Fiorentino – Empoli – Capannori – Cascina – Campi Bisenzio – Piombino – Rosignano Marittimo – Camaiore – San Giuliano Terme – Poggibonsi – Cecina – Pontedera – Manciano – Roccastrada – Valterra  – Cortona.

Liguria = Genova – Savona – Imperia – La Spezia – Rapallo – Chiavari – Ventimiglia – Sarzana – Albenga – Taggia – Varazze – Cairo Montenotte – Lavagna – Loano – Arenzano – Alassio – Santa Margherita Ligure – Recco – Lerici – Arcola  – Albisola Superiore – Bordighera – Sestri Levante.

Abruzzo = Chieti – L’Aquila – Pescara – Teramo –  Montesilvano – Avezzano – Vasto – Lanciano – Sulmona – Ortona – Giulianova – Spoltore – Silvi – Pineto – Atessa – Celano – Atri – Alba adriatica – Penne – Martinsicuro – Spoltore – San Salvo – Francavilla al Mare – Roseto degli Abruzzi.

Umbria = Perugia – Terni  -Foligno – Città di Castello – Spoleto – Gubbio – Assisi – Orvieto – Narni – Corciano – Marsciano – Todi – Umbertide – Gualdo Tadino – Magione – Amelia – Torgiano – Città della Pieve – Trevi – Spello – Deruta – San Giustino – Castiglione del lago – Bastia Umbra.

Marche = Ancona – Ascoli Piceno – Fermo – Macerata – Pesaro Urbino – Montegranaro – Chiaravalle – Corridonia – Potenza Picena – Grottamare – Porto San Giorgio – Sant’Elpidio a Mare – Tolentino – Castelfidardo – Osimo – Fabriano – Jesi – Civitanova Marche – Senigallia – Fano.

Molise = Campobasso – Termoli – Isernia – Venafro – Bojano – Campomarino – Larino – Montenero di Bisaccia -Riccia -Guglionesi – Agnone -Trivento – San Martino in Pensilis – Santa Croce di Magliano – Cercemaggiore – Petacciato – Ferrazzano – Frosolone – Vinchiaturo – Ripalimosani – Ururi – Baranello – Portocannone – Campodipietra – Montaquila

Lazio = Roma – Latina – Guidonia Montecelio – Fiumicino – Aprilia – Viterbo – Pomezia – Tivoli – Anzio – Velletri – Civitavecchia -Frosinone -Rieti – Nettuno – Terracina – ArdeaLadispoli -Albano Laziale – Marino – Monterotondo – Ciampino – Fondi – Formia – Cerveteri – Cisterna di Latina

Puglia = Bari – Taranto – Foggia – Andria – Lecce – Barletta – Brindisi – Altamura – Molfetta – Cerignola – Manfredonia – Bitonto – San Severo – Bisceglie – Trani – Martina Franca – Monopoli – Corato – Gravina in Puglia – Modugno – Fasano – Francavilla Fontana – Lucera – Grottaglie – Massafra.

Basilicata = Potenza – Matera – Pisticci – Melfi – Policoro – Lavello – Rionero in Vulture – Lauria – Bernalda – Venosa – Avigliano – Montescaglioso – Ferrandina – Montalbano Jonico – Senise – Scanzano Jonico – Tito – Nova Siri – Pignola – Sant’Arcangelo – Picerno – Genzano di Lucania – Tricarico – Lagonegro – Muro Lucano.

Sardegna = Cagliari – Sassari – Quartu Sant’Elena – Olbia – Alghero – Nuoro – Oristano – Carbonia – Selargius – Iglesias – Assemini – Capoterra – Porto Torres – Monserrato – Sestu – Sinnai – Sorso – Villacidro – Tempio Pausania – Arzachena – Quartucciu – Guspini – La Maddalena – Siniscola – Sant’Antioco.

Calabria = Reggio Calabria – Catanzaro – Lamezia Terme – Cosenza – Crotone – Corigliano Calabro – Rossano – Rende – Vibo Valentia – Castrovillari – Acri – Montalto Uffugo – Palmi – Gioia Tauro – Siderno – San Giovanni in Fiore – Cassano all’Ionio – Paola – Taurianova – Isola di Capo Rizzuto – Cirò Marina – Rosarno – Amantea – Villa San Giovanni – Locri.

Sicilia = Palermo – Agrigento – Caltanisetta – Catania – Enna – Messina – Ragusa – Siracusa – Trapani – Gela – Vittoria – Bagheria – Modica – Acireale – Mazara del Vallo – Paternò – Misterbianco – Alcamo – Barcellona Pozzo di Gotto – Sciacca – Caltagirone – Licata – Monreale – Adrano – Carini.

 

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Di recente, la Cassazione Civile, con ordinanza 9 febbraio 2015, n. 2445 ha provveduto a individuare un parametro di riferimento più adeguato nell’erogazione dell’assegno di mantenimento.

Ha stabilito in primo luogo che il provvedimento di assegnazione della casa coniugale, non è prevista dall’art. 156 cod. civ. in sostituzione o quale componente dell’assegno di mantenimento ma ha lo scopo di garantire ai figli minorenni o non autosufficienti economicamente la continuità dell’habitat familiare (cfr. Cass. civ. I sezione n. 6769 del 22 marzo 2007).

In particolare si è affermato che: “il giudice nella determinazione dell’assegno di mantenimento deve avere quale indispensabile elemento di riferimento ai fini della valutazione di congruità dell’assegno, il tenore di vita di cui i coniugi avevano goduto durante la convivenza, quale situazione condizionante la qualità e la quantità delle esigenze del richiedente, accertando le disponibilità patrimoniali dell’onerato e, a tal fine, il giudice non può limitarsi a considerare soltanto il reddito (sia pure molto elevato) emergente dalla documentazione fiscale prodotta, ma deve tenere conto anche degli altri elementi di ordine economico (Cass. civ., sez. I, n. 9915 del 24 aprile 2007)”.

 

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Questa Corte, con giurisprudenza ormai consolidata, (tra le altre, Cass. N. 17195 del 2011), ha chiarito che l’espressione “famiglia di fatto” non consiste soltanto nel convivere come coniugi, ma indica prima di tutto una “famiglia”, portatrice di valori di stretta solidarietà, di arricchimento e sviluppo della personalità di ogni componente, e di educazione e istruzione dei figli. In tal senso, si rinviene, seppur indirettamente, nella stessa Carta Costituzionale, una possibile garanzia per la famiglia di fatto, quale formazione sociale in cui si svolge la personalità dell’individuo, ai sensi dell’art. 2 Cost..

 

 

Ove tale convivenza assuma dunque i connotati di stabilità e continuità, e i conviventi elaborino un progetto ed un modello di vita in comune (analogo a quello che di regola caratterizza la famiglia fondata sul matrimonio): come già si diceva, potenziamento reciproco della personalità dei conviventi, e trasmissione di valori educativi ai figli (non si deve dimenticare che obblighi e diritti dei genitori nei confronti dei figli sono assolutamente identici, ai sensi dell’art. 30 Cost. , in ambito matrimoniale e fuori dal matrimonio, e tale identità di posizione è oggi pienamente ribadita e assicurata dalla recente riforma della filiazione del (OMISSIS)), la mera convivenza si trasforma in una vera e propria “famiglia di fatto”.

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A quel punto, il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei partner, non può che venir meno di fronte all’esistenza di una vera e propria famiglia, ancorchè di fatto.

 

Si rescinde così ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale e, con ciò, ogni presupposto per la riconoscibilità di un assegno divorzile, fondato sulla conservazione di esso, pur dovendosi ribadire che non vi è nè identità, nè analogia tra il nuovo matrimonio del coniuge divorziato, che fa automaticamente cessare il suo diritto all’assegno, e la fattispecie in esame che necessita di un accertamento e di una pronuncia giurisdizionale.

 

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E’ consapevole il Collegio, che t anche nell’ambito della giurisprudenza sopra indicata ormai nettamente maggioritaria, talora si è affermato (Cass. N. 17195 del 2011, predetta) che il fenomeno andrebbe spiegato con una sorta di “quiescenza” del diritto all’assegno, che potrebbe riproporsi, in caso di rottura della convivenza tra i familiari di fatto, com’è noto effettuabile ad nutum, ed in assenza di una normativa specifica, ancora estranea al nostro ordinamento, che non prevede garanzia alcuna per l’ex familiare di fatto, salvo eventuali accordi economici stipulati tra i conviventi stessi.

 

Tuttavia, riesaminandosi la questione, sembra a questo Collegio assai più coerente, rispetto alle premesse sopra indicate, affermare che una famiglia di fatto, espressione di una scelta esistenziale/libera e consapevole/da parte del coniuge, eventualmente potenziata dalla nascita di figli (ciò che dovrebbe escludere ogni residua solidarietà postmatrimoniale con l’altro coniuge) dovrebbe essere necessariamente caratterizzata dalla assunzione piena di un rischio, in relazione alle vicende successive della famiglia di fatto, mettendosi in conto la possibilità di una cessazione del rapporto tra conviventi (ferma restando evidentemente la permanenza di ogni obbligo verso i figli).

 

 

Va per di più considerata la condizione del coniuge, che si vorrebbe nuovamente obbligato e che, invece, di fronte alla costituzione di una famiglia di fatto tra il proprio coniuge e un altro partner, necessariamente stabile e duratura, confiderebbe, all’evidenza, nell’esonero definitivo da ogni obbligo.

 

Nella specie, il giudice a quo ritiene pacifica (anche perchè già oggetto di esame sia nel corso del giudizio di separazione che del primo grado del presente giudizio di divorzio, la “convivenza more uxorio ” instaurata dalla I. con R.G., da cui erano nati due figli, uno dei quali morto alla nascita. Aggiunge il giudice a quo che la relazione stabile tra I. e R., e dunque anche l’apporto economico di questo alla famiglia di fatto, era venuto meno dal gennaio 2003. Ma tale circostanza, come si diceva, non potrebbe costituire titolo per ottenere l’assegno divorzile.

 

CORTE DI CASSAZIONE: SENTENZA 6855/2015 IN TEMA DI MANTENIMENTO DELL’ASSEGNO ALL’EX CONIUGE CHE HA UN RAPPORTO DI CONVIVENZA

 

Cass. civ. Sez. I, Sent., 03/04/2015, n. 6855

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FORTE Fabrizio – Presidente –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – rel. Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 27554-2011 proposto da:

L.E. (C.F. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEL TRITONE 102, presso l’avvocato NANNA VITO, rappresentato e difeso dall’avvocato VIOLANTE Andrea, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

I.M.G. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliata in ROMA, Via CICERONE 44, presso l’avvocato FRANCESCO CARLUCCIO, rappresentata e difesa dall’avvocato MACI MARIO LEONARDO, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 43/2011 della CORTE D’APPELLO di LECCE, depositata il 13/07/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 22/01/2015 dal Consigliere Dott. MASSIMO DOGLIOTTI;

udito, per la controricorrente, l’Avvocato MACI che si riporta;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CERONI Francesca che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Svolgimento del processo

Con ricorso depositato in data 11/11/2004, L.E. chiedeva dichiararsi, nei confronti della moglie I.M. G., la cessazione degli effetti civili del matrimonio, con esclusione dell’assegno divorzile.

Costituitosi il contraddittorio, la I. dichiarava di non opporsi al divorzio, e chiedeva assegno per sè.

Il Tribunale di Brindisi, con sentenza non definitiva in data 3/7/2006, dichiarava la cessazione degli effetti civili del matrimonio. Con sentenza definitiva in data 31/05/2010, poneva a carico del L. assegno divorzile di Euro 1.000,00 mensili a favore della moglie, con decorrenza dal mese successivo alla pubblicazione della sentenza.

Proponeva appello la I., chiedendo una decorrenza anteriore dell’assegno. Costituitosi il contraddittorio, il L. chiedeva rigettarsi il gravame e, in via di appello incidentale, l’esclusione di ogni assegno.

La Corte d’Appello di Lecce, con sentenza 03/07/2011, in parziale accoglimento dell’appello principale, disponeva la decorrenza dell’assegno dal mese di ottobre del 2006 (passaggio in giudicato della sentenza non definitiva di divorzio); rigettava l’appello incidentale del marito.

Ricorre per cassazione il L..

Resiste, con controricorso, la I., che pure deposita memoria per l’udienza.

Motivi della decisione

Con il primo motivo, il ricorrente lamenta violazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, nonchè vizio di motivazione, non avendo tenuto conto la Corte di merito della stabile convivenza, che aveva dato luogo ad una vera e propria famiglia di fatto, della I. con altro uomo, ciò che dovrebbe escludere la corresponsione di assegno divorzile a carico del coniuge, anche se tale convivenza venisse a cessare.

Con il secondo, violazione della L. n. 898 del 1970, art. 4, comma 10, nonchè contraddittoria motivazione in ordine alla decorrenza dell’assegno divorzile.

Afferma il giudice a quo che, una relazione more uxorio rileva ai fini della determinazione dell’assegno a carico dell’ex coniuge nei limiti in cui tale relazione “incida sulla reale e concreta situazione economica della donna, risolvendosi in una condizione e fonte, effettiva e non aleatoria, di reddito”.

Questa Corte, con giurisprudenza ormai consolidata, (tra le altre, Cass. N. 17195 del 2011), ha chiarito che l’espressione “famiglia di fatto” non consiste soltanto nel convivere come coniugi, ma indica prima di tutto una “famiglia”, portatrice di valori di stretta solidarietà, di arricchimento e sviluppo della personalità di ogni componente, e di educazione e istruzione dei figli. In tal senso, si rinviene, seppur indirettamente, nella stessa Carta Costituzionale, una possibile garanzia per la famiglia di fatto, quale formazione sociale in cui si svolge la personalità dell’individuo, ai sensi dell’art. 2 Cost..

Ove tale convivenza assuma dunque i connotati di stabilità e continuità, e i conviventi elaborino un progetto ed un modello di vita in comune (analogo a quello che di regola caratterizza la famiglia fondata sul matrimonio): come già si diceva, potenziamento reciproco della personalità dei conviventi, e trasmissione di valori educativi ai figli (non si deve dimenticare che obblighi e diritti dei genitori nei confronti dei figli sono assolutamente identici, ai sensi dell’art. 30 Cost. , in ambito matrimoniale e fuori dal matrimonio, e tale identità di posizione è oggi pienamente ribadita e assicurata dalla recente riforma della filiazione del (OMISSIS)), la mera convivenza si trasforma in una vera e propria “famiglia di fatto”. A quel punto, il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei partner, non può che venir meno di fronte all’esistenza di una vera e propria famiglia, ancorchè di fatto. Si rescinde così ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale e, con ciò, ogni presupposto per la riconoscibilità di un assegno divorzile, fondato sulla conservazione di esso, pur dovendosi ribadire che non vi è nè identità, nè analogia tra il nuovo matrimonio del coniuge divorziato, che fa automaticamente cessare il suo diritto all’assegno, e la fattispecie in esame che necessita di un accertamento e di una pronuncia giurisdizionale.

E’ consapevole il Collegio, che t anche nell’ambito della giurisprudenza sopra indicata ormai nettamente maggioritaria, talora si è affermato (Cass. N. 17195 del 2011, predetta) che il fenomeno andrebbe spiegato con una sorta di “quiescenza” del diritto all’assegno, che potrebbe riproporsi, in caso di rottura della convivenza tra i familiari di fatto, com’è noto effettuabile ad nutum, ed in assenza di una normativa specifica, ancora estranea al nostro ordinamento, che non prevede garanzia alcuna per l’ex familiare di fatto, salvo eventuali accordi economici stipulati tra i conviventi stessi.

Tuttavia, riesaminandosi la questione, sembra a questo Collegio assai più coerente, rispetto alle premesse sopra indicate, affermare che una famiglia di fatto, espressione di una scelta esistenziale/libera e consapevole/da parte del coniuge, eventualmente potenziata dalla nascita di figli (ciò che dovrebbe escludere ogni residua solidarietà postmatrimoniale con l’altro coniuge) dovrebbe essere necessariamente caratterizzata dalla assunzione piena di un rischio, in relazione alle vicende successive della famiglia di fatto, mettendosi in conto la possibilità di una cessazione del rapporto tra conviventi (ferma restando evidentemente la permanenza di ogni obbligo verso i figli).

Va per di più considerata la condizione del coniuge, che si vorrebbe nuovamente obbligato e che, invece, di fronte alla costituzione di una famiglia di fatto tra il proprio coniuge e un altro partner, necessariamente stabile e duratura, confiderebbe, all’evidenza, nell’esonero definitivo da ogni obbligo.

Nella specie, il giudice a quo ritiene pacifica (anche perchè già oggetto di esame sia nel corso del giudizio di separazione che del primo grado del presente giudizio di divorzio, la “convivenza more uxorio ” instaurata dalla I. con R.G., da cui erano nati due figli, uno dei quali morto alla nascita. Aggiunge il giudice a quo che la relazione stabile tra I. e R., e dunque anche l’apporto economico di questo alla famiglia di fatto, era venuto meno dal gennaio 2003. Ma tale circostanza, come si diceva, non potrebbe costituire titolo per ottenere l’assegno divorzile.

Accolto il primo motivo del ricorso, rimane assorbito il secondo.

Va cassata la sentenza impugnata.

Può decidersi nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c. , non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto.

Va rigettata la domanda di assegno divorzile, proposta dalla I..

La novità della questione trattata richiede la compensazione delle spese per tutti i gradi del procedimento.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso, assorbito il secondo;

cassa la sentenza impugnata; decidendo nel merito, rigetta la domanda di assegno divorzile; compensa le spese tra le parti per tutti i gradi del procedimento.

In caso di diffusione, omettere generalità ed altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52 in quanto imposto dalla legge.

Così deciso in Roma, il 22 gennaio 2015.

Depositato in Cancelleria il 3 aprile 2015

L’ORIENTAMENTO TRADIZIONALE: IL TRADIMENTO COME CAUSA DI ADDEBITO MA NON DI RISARCIMENTO

Del tutto innovativa è viceversa la sentenza della Corte di Cassazione sotto questo ultimo profilo.

In realtà i giudici del Tribunale e della Corte di Appello si erano conformati all’orientamento giurisprudenziale pregresso per cui la violazione dell’obbligo di fedeltà non darebbe luogo ipso jure ad alcun motivo di risarcimento del danno, a meno che tale violazione non sia posta in essere con sistemi e mezzi tali da configurare altri illeciti, come nel caso di atteggiamenti ingiuriosi o diffamatori.

Pertanto il principio a cui attenersi è stato costantemente quello di ritenere che la violazione dell’obbligo di fedeltà sentimentale e sessuale, potesse dare luogo semplicemente all’addebito della separazione, ma non ad un risarcimento in termini monetari.

La Corte Suprema ha sempre statuito infatti come “La domanda di risarcimento del danno contrasterebbe con il diritto del coniuge di perseguire le proprie scelte personali, soprattutto in conseguenza della legge che ha eliminato il carattere illecito dell’adulterio: il desiderio di libertà e felicità del marito, pur comportando la disgregazione della famiglia, può essere sanzionato con l’addebito della separazione, ma non potrebbe configurarsi quale fonte di risarcimento dei danni”.

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