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Spesso i coniugi nella separazione o divorzio affrontano momenti di grave ansia e depressione, di incertezza di preoccupazione circa il loro futuro  e il futuro dei figli.

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divorzio giudiziale Bologna

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  • Mille problematiche personali e economiche, anche perché occorrono due case, la casa principale magari ha un mutuo che occorre continuare a pagare, i figli hanno mille esigenze, e con la separazione e il divorzi i conti e  i costi aumentano .
  • Assolutamente necessaria l’assistenza di un avvocato matrimonialista, chiamate con fiducia l’avvocato a Bologna Sergio Armaroli!!
GELOSIA :SEPARAZIONI BOLOGNA, CONSULENZA SEPARAZIONI BOLOGNA GELOSIA PUO’ ESSERE REATO? il reato di maltrattamenti in famiglia è integrato non soltanto dalle percosse, lesioni, ingiurie, minacce o privazioni, ma anche dagli atti di vessazione psicologica che si risolvano in una vera e propria, durevole, sofferenza morale (Cass. Sez. 6, n. 44700 del 08/10/2013 - dep. 06/11/2013, P, Rv. 256962; Sez. 2, Sentenza n. 10994 del 06/12/2012 Ud. (dep. 08/03/2013) T. e altro Rv. 255175). Corte di Cassazione

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SE VUOI SAPERE TUTTO  SU DIVORZIO E SEPARAZIONE,ADDEBITO SEPARAZIONE,UNA SEPARAZIONE BOLOGNA.DOMANDE E RISPOSTE AVVOCATO

SE VUOI SAPERE TUTTO  SU DIVORZIO E SEPARAZIONE,ADDEBITO SEPARAZIONE,UNA SEPARAZIONE BOLOGNA.DOMANDE E RISPOSTE AVVOCATO differenza c’è fra separazione consensuale e giudiziale?
Nella separazione consensuale i coniugi sono d’accordo su come regolare i loro rapporti e chiedono che il Tribunale prenda atto della loro volontà nella giudiziale, invece, questo accordo non c’è ed è il Tribunale che decide, dopo gli opportuni accertamenti, le condizioni della separazione.
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SE VUOI SAPERE TUTTO  SU DIVORZIO E SEPARAZIONE,ADDEBITO SEPARAZIONE,UNA SEPARAZIONE BOLOGNA.DOMANDE E RISPOSTE AVVOCATO
GR SEPARAZIONE
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
SEZIONE I CIVILE

Sentenza 22 gennaio – 31 maggio 2008, n. 14639

(Presidente Carnevale – Relatore Gianicola)
GR SEPARAZIONE
Svolgimento del processo
Nel 1993, G. L. acquistava con altra persona un complesso immobiliare, che, con atto del 23.02.1994, trascritto il 2.03.1994, veniva rivenduto a terzi, per il prezzo dichiarato di L. 91.500.000.

Con atto notificato il 24.10.1996, D. C. adiva il Tribunale di Lecce chiedendo che il L., proprio marito, fosse condannato a corrisponderle la metà del prezzo da lui ricavato dalla vendita a terzi della quota, pari al 50%, in sua titolarità, del suddetto compendio, deducendo che il bene era oggetto della comunione legale e che l’alienazione era avvenuta senza il suo prescritto consenso. L’attrice precisava anche che tra lei ed il L. pendeva giudizio di separazione personale, definito in primo grado con sentenza del Tribunale di Brindisi, in data 26.04-10.06.1989, sentenza che era stata assoggettata ad appello.

Con sentenza n. 3374/2001, l’adito Tribunale respingeva la domanda attorea.

Con sentenza del 30.06-17.10.2003, la Corte di appello di Lecce accoglieva per quanto di ragione l’appello proposto dalla C. e condannava il L. al pagamento della somma di Euro 11.813, 95 (L. 22.875.000), oltre agli interessi legali dalla domanda al saldo. La Corte di merito osservava e riteneva tra l’altro e per quanto ancora rileva:

- che lo scioglimento del regime di comunione era avvenuto solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza d’appello, resa il 7-18.03.1997, nel giudizio di separazione personale e non impugnata, dal momento che contro la sentenza di primo grado, emessa dal Tribunale di Brindisi, in data 26.04-10.06.1989, era stato proposto appello relativamente al capo concernente l’addebito della separazione;

- che, quindi, il regime di comunione legale fosse ancora vigente sia alla data del 19.04.1993, in cui il complesso immobiliare era stato acquistato, che alla data del 23.02.1994, in cui era avvenuta l’alienazione a terzi;

- che la vendita del bene era stata compiuta dal L. senza il consenso della moglie, la quale non aveva nemmeno convalidato l’atto;

- che, pertanto, il L., non munendosi del consenso della moglie, aveva posto in essere un fatto illecito;

- che occorreva precisare che il riferimento all’indebito arricchimento, contenuto nell’atto di appello, non integrava domanda nuova.

Avverso questa sentenza, il L. ha proposto ricorso per cassazione notificato il 12.01.2004 e fondato su un unico motivo. La C. ha resistito con controricorso notificato il 3.02.2004 ed illustrato da memoria.
Motivi della decisione
Con l’unico rituale motivo di ricorso, il L. denunzia “Violazione e falsa applicazione degli artt. 151 e 191 c.c., dell’art. 329, comma 2, c.p.c. in relazione all’art. 360 n. 3 e 5 c.p.c.”.

Il ricorrente sostiene che gli atti da lui compiuti erano validi ed efficaci e che quindi illegittima era la pretesa della C., dal momento che alla data della compravendita del complesso immobiliare si era già formato il giudicato sul punto riguardante la separazione, essendo pacifico fra le parti che la sentenza del Tribunale nel giudizio di separazione era stata da lui impugnata esclusivamente in relazione alla statuizione sull’addebito.

La censura è fondata.

Secondo il condiviso ed ormai consolidato orientamento di questa Corte (cfr. Cass. SSUU 200115279; 200115248, seguite da numerose conformi pronunce a sezione semplice), “Nel giudizio di separazione personale dei coniugi, la richiesta di addebito, pur essendo proponibile solo nell’ambito del giudizio di separazione, ha natura di domanda autonoma; infatti, la stessa presuppone l’iniziativa di parte, soggiace alle regole e alle preclusioni stabilite per le domande, ha una causa petendi (la violazione dei doveri nascenti dal matrimonio in rapporto causale con le ragioni giustificatrici della separazione, intollerabilità della convivenza o dannosità per la prole) ed un petitum (statuizione destinata a incidere sui rapporti patrimoniali con la perdita del diritto al mantenimento e della qualità di erede riservatario e di erede legittimo) distinti da quelli della domanda di separazione; pertanto, in carenza di ragioni sistematiche contrarie e di norme derogative dell’art. 329, secondo comma cod. proc. civ., l’impugnazione proposta con esclusivo riferimento all’addebito contro la sentenza che abbia pronunciato la separazione ed al contempo ne abbia dichiarato l’addebitabilità, implica il passaggio in giudicato del capo sulla separazione”.

Tale principio, implicante la soluzione affermativa della questione di diritto inerente l’esistenza o meno del giudicato sulla separazione in pendenza dell’impugnazione del solo capo sull’addebito, seppure espresso in giudizi di divorzio e con riferimento all’ammissibilità della relativa azione, ha portata generale, indipendente dalle fattispecie che ne hanno imposto ma non influenzato l’affermazione.

Quanto agli ulteriori contrari rilievi prospettati del controricorso, il fatto che nel giudizio di separazione l’appello proposto il 29.01.1990 dal L. avesse investito non solo la pronuncia di addebito ma pure gli ulteriori capi della sentenza di separazione riguardanti l’affidamento della prole minorenne, l’assegnazione della casa coniugale e somministrazioni economiche, non legittima diversa conclusione, dal momento che anche tali motivi di gravame presupponevano, essendo ad essa consequenziali, la (stabilità dell’) autonoma statuizione di separazione personale dei coniugi, non impugnata da alcuna parte, ivi compreso il P.M.. Non merita, inoltre, favorevole apprezzamento nemmeno la tesi della controricorrente secondo cui la decisione sulla questione inerente l’esistenza o meno del giudicato sulla separazione personale, nella specie non avrebbe potuto essere che di segno negativo, in ragione della anteriore sentenza del 3.12.1998, non impugnata, con cui, proprio per la pendenza in grado d’appello e tra le stesse parti del menzionato giudizio di separazione, era stata dichiarata improponibile la domanda di divorzio; la forza del giudicato sostanziale non assiste, infatti, le pronunce giurisdizionali di carattere processuale, quale quella in argomento, le quali producono effetti limitati al rapporto processuale nel quale sono emanate (cass. 198302550; 198704230; 200422212).

Conclusivamente, essendosi nella specie, per effetto del giudicato separatizio, ormai verificato lo scioglimento, ai sensi dell’art. 191 c.c., della comunione legale dei beni, il successivo compimento da parte del L. degli atti di compravendita immobiliare non implicava più il necessario consenso della moglie.

Pertanto si deve accogliere il ricorso del L., cassare la sentenza impugnata e, stante la non necessità di ulteriori accertamenti di fatto, decidere la causa nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c, rigettando la domanda introduttiva della C..

Le spese dell’intero giudizio vanno compensate per giusti motivi, essenzialmente desunti dalle novità e peculiarità delle questioni controverse.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito respinge la domanda introduttiva della C. . Compensa le spese dell’intero processo.

 

 

DOMANDE E RISPOSTE PIU’ FREQUENTI SULLA SEPARAZIONE

 

 

1)Quali sono le differenze fra separazione consensuale e giudiziale?

La separazione consensuale è un procedimento che i coniugi instaurano insieme dopo aver raggiunto un accordo sulle condizioni riguardanti i rapporti patrimoniali ed il regime di affidamento dei figli. Personalmete consigli sempre ela separazione consensuale soprattutto se vi sono dei figli, i coniugi si innervosiscono di meno, litigano di meno ,si arriva con maggiore armonia a un passo che comunque è difficile nella maggior parte dei casi

Se l’accordo per una separazione consensuale non viene raggiunto, il coniuge che intende interrompere la convivenza deve instaurare un procedimento di separazione giudiziale: in questo caso le condizioni della separazione vengono stabilite dal tribunale.

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2)Posso affidarmi all’avvocato che ha scelto mia moglie per la separazione?

 

Perché no purchè metti in chiaro le tue esigenze, e necessità !!

Se hai dei dubbi consulta un altro avvocato

Quali sono, secondo lei, le caratteristiche che deve avere un buon avvocato matrimonialista?

1) deve – ovviamente – essere competente ed esperto nella materia: lo studio legale deve avere un dipartimento o almeno un professionista che si occupa prevalentemente del diritto di famiglia, materia che non può essere trattata nei ritagli di tempo, fra una causa e l’altra in settori diversi;

2) deve ascoltare attentamente le esigenze del cliente: nell’impostare una strategia processuale l’avvocato deve considerare quale risultato concreto il cliente vuole ottenere;

 

3)L’addebito nella separazione che effetti produce?

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L’addebito della separazione ha importanti conseguenze di ordine patrimoniale. Il coniuge al quale sia addebitata la separazione, difatti, perde il diritto all’assegno di mantenimento (art. 156, comma 1 c.c.) nonché ogni diritto successorio (art. 548, comma 1 e 585, comma 1 c.c.), salvo il diritto agli alimenti, se privo di mezzi di sostentamento. In tal caso, inoltre, avrà anche diritto ad un assegno vitalizio gravante sull’eredità, se percepiva gli alimenti al momento della morte del de cuius.

Nessuna conseguenza deriva, invece, in ordine all’affidamento della prole.

4)Quando viene chiesta la separazione giudiziale con addebito?

L’art. 151 c.c. prevede, al secondo comma, la possibilità per il Giudice di dichiarare a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del comportamento contrario ai doveri che derivano del matrimonio.

Ciò significa che non è sufficiente, ai fini dell’addebito, il verificarsi di una situazione di intollerabilità della convivenza, essendo necessario che da tale situazione derivi la violazione consapevole dei doveri nascenti dal matrimonio.

Trattasi di giudizio che può essere introdotto esclusivamente su domanda di parte. Nel caso in cui la richiesta provenga da entrambi i coniugi, il giudice non potrà eventualmente compensare i rispettivi comportamenti colposi ma, semmai, pronunciare addebito a carico di entrambe le parti.

5)Come si svolge il procedimento di separazione consensuale?

Dopo aver raggiunto l’accordo sui loro futuri rapporti, i coniugi presentano un ricorso al Presidente del Tribunale e i certificati richiesti.Verrà fissata una udienza nella quale dovranno confermare la loro volontà. Il verbale di separazione sarà omologato dal Tribunale. Il procedimento dura pochi mesi.

6)In quali casi si può chiedere la separazione giudiziale?

Quando la convivenza è divenuta intollerabile ed è dannosa alla educazione dei figli. Ciascun coniuge può anche chiedere che la separazione sia addebitata all’altro per violazione dei doveri che derivano dal matrimonio,cioè fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia e coabitazione.

7)Che cosa comporta la dichiarazione di addebito?

Il coniuge a cui viene addebitata la separazione perde il diritto al mantenimento (ma non quello agli alimenti), i diritti sull’eredità del coniuge e quelli sulla sua pensione di riversibilità nel caso in cui non sia beneficiario di un assegno alimentare.

8)Quale è la differenza tra assegno di mantenimento e assegno alimentare?

Il mantenimento deve essere adeguato al tenore di vita precedente alla separazione; gli alimenti vengono versati solo se il coniuge si trova in stato di bisogno e non possono eccedere lo stretto indispensabile.

Voglio separarmi, ma mio marito è contrario: cosa posso fare?
Qualora i coniugi vogliano ottenere la separazione, ma non siano in grado di trovare un accordo, possono ricorrere all’istituto giudico della separazione giudiziale.
Chiaramente la separazione giudiziale può essere richiesta anche da uno solo dei due coniugi.
In caso di separazione giudiziale è anche possibile richiedere l’addebito, cioè l’accertamento da parte del Tribunale che uno dei coniugi abbia violato gli obblighi che discendono dal matrimonio (fedeltà, coabitazione, cura della prole, etc.) e che la causa della cessazione del matrimonio sia da imputarsi alla predetta violazione.
Le conseguenze del riconoscimento dell’addebito a carico di uno dei coniugi comportano che quest’ultimo non abbia diritto ad ottenere l’assegno di mantenimento e non possa godere della maggior parte dei diritti ereditari.
Il procedimento di separazione giudiziale è strutturato in due fasi: 
1) il Presidente del Tribunale emette ex art. 709 c.p.c. un’ordinanza con cui adotta i provvedimenti necessari ed urgenti sia a tutela del coniuge ritenuto più debole, sia della prole, rimettendo il giudizio di fronte al Giudice Istruttore; 
2) la causa davanti al Giudice Istruttore si svolgerà secondo le forme del rito ordinario (trattazione, prove etc) ed il provvedimento emesso a conclusione avrà la forma di sentenza.
Sarà altresì possibile dichiarare immediatamente la separazione tra i coniugi, ovvero con sentenza non definitiva già alla prima udienza, in modo da poter poi proseguire il giudizio per decidere in merito agli aspetti controversi (assegnazione casa coniugale, an e quantum dell’assegno di mantenimento al coniuge più debole ed alla prole, affidamento condiviso o monigenitoriale della prole, ecc.).
Le condizioni stabilite in sede di separazione giudiziale potranno essere modificate nel caso in cui si verifichino fatti nuovi che siano in grado di mutare la situazione di uno dei coniugi o il rapporto con i figli.

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La separazione giudiziale è il procedimento promosso da uno dei coniugi in contrasto con l’altro con il quale si ottiene una sentenza di separazione e si verifica quando si realizzano dei fatti, anche indipendenti dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, tali da rendere intollerabile la convivenza o da recare pregiudizio all’educazione dei figli.

Intollerabilità della convivenza

La separazione giudiziale, secondo il vecchio testo dell’art. 151 del Codice Civile, poteva essere ottenuta da un coniuge solo adducendo una “colpa” dell’altro, che doveva consistere in una delle cause elencate nel testo allora vigente del codice (adulterio, sevizie, minacce, violenze, ingiurie gravi, condanna a pene per reati gravi, volontario abbandono, eccessi, mancata fissazione della residenze o fissazione di una residenza con convivente).

Non era ammessa una domanda di separazione fondata sul solo fatto di non voler più continuare la vita in comune.

Il nuovo testo dell’art. 151 del Codice Civile consente di chiedere la separazione nel caso in cui la prosecuzione della convivenza sia diventata “intollerabile” (per entrambi o per uno solo di essi) o tale da “recare grave pregiudizio all’educazione della prole”.

Questi presupposti possono verificarsi “indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi”.

AGRAFICO TONDO CRISI DI COPPIAMolto si è discusso su cosa intenda il legislatore con il termine “intollerabilità della convivenza”:

  1. tesi minoritaria: l’intollerabilità è stata causata dalla violazione dei doveri nascenti dal matrimonio.
  2. tesi prevalente: l’intollerabilità può derivare anche da situazioni indipendenti da violazioni di obblighi coniugali (ad esempio incompatibilità di carattere o nelle abitudini e modi di vivere).

Esemplificando la separazione può essere chiesta quando la frattura del rapporto coniugale dipenda da disaffezione e distacco spirituale anche di una sola delle parti e nonostante l’altro coniuge abbia assunto un atteggiamento di accettazione e disponibilità che può trovare spiegazione nel tentativo di recuperare il rapporto.

Le situazioni di intolleranza della prosecuzione della convivenza e di pregiudizio per la prole si verificano anche  quando non risulti che i coniugi hanno avuto un comportamento volontariamente contrario ai doveri nascenti dal matrimonio ma è semplicemente venuta meno l’affezione tra i due che esprimono l’intenzione di non voler più condividere la comunanza di vita che richiede il matrimonio.

Anche il fallimento del tentativo di conciliazione e la elevata conflittualità delle parti costituiscono elementi idonei a rilevare la presenza di una situazione di intollerabilità.

 

  1. Mantenimento minori. Quali sono le spese straordinarie?
  2. 2.   Elenco delle spese straordinarie che richiedono o meno un preventivo accordo
  3. 3.   Nel caso di obbligo di contributo al mantenimento dei figli minori, alcune spese straordinarie richiedono il preventivo accordo tra i coniugi, altre no. Segue un protocollo del Tribunale di Ancona che le definisce e classifica:

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A)   SPESE MEDICHE (da documentare) che NON RICHIEDONO il preventivo accordo: 

  1. 4.   visite specialistiche prescritte dal medico curante;
  2. 5.   cure dentistiche presso strutture pubbliche;
  3. 6.   accertamenti e trattamenti sanitari non erogati dal Servizio Sanitario Nazionale;
  4. 7.   tickets sanitari.
  5. 8.   B) SPESE MEDICHE (da documentare) che RICHIEDONO il preventivo accordo:
  6. 9.   cure dentistiche, ortodontiche e oculìstiche;
  7. 10.                 cure termali e fisioterapiche;
  8. 11.                 accertamenti e trattamenti sanitari erogati anche dal Servizio Sanitario Nazionale;
  9. 12.                 farmaci particolari.
  10. 13.                 C) SPESE SCOLASTICHE (da documentare) che NON RICHIEDONO il preventivo accordo:
  11. 14.                 tasse scolastiche e universitarie imposte da istituti pubblici;
  12. 15.                 libri di testo e materiale di corredo scolastico di inizio anno;
  13. 16.                 gite scolastiche senza pernottamento;
  14. 17.                 trasporto pubblico;
  15. 18.                 servizio mensa (solo la parte non relativa al vitto).
  16. 19.                 D) SPESE SCOLASTICHE (da documentare) che RICHIEDONO il preventivo accordo:
  17. 20.                 tasse scolastiche e universitarie imposte da istituti privati;
  18. 21.                 corsi di specializzazione;
  19. 22.                 gite scoiastiche con pernottamento;
  20. 23.                 corsi di recupero e lezioni private;  
  21. 24.                 alloggio presso la sede universitaria.
  22. 25.                 E) SPESE EXTRASCOLASTICHE (da documentare) che NON richiedono il preventivo accordo:
  23. 26.                 tempo prolungato pre-scuola e dopo – scuola;
  24. 27.                 centro ricreativo estivo e gruppo estivo

 

 

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1) perché  le separazioni sono spesso traumatiche?

perche’ vengono fuori i rancori accumulati nella vita matrimoniale.

2)su cosa si litiga di più’ nelle separazioni?

sui figli e sulla casa coniugale e sull’assegno di mantenimento per il coniuge e i figli.

3) quale separazione conviene di più?

la separazione consensuale, costa meno,crea meno tensione , lascia  spesso in rapporti migliori,di solito e’ meno traumatica per i figli,dura meno tempo in genere pochi mesi.

4) qual è’ la soluzione migliore per i figli?

l’affido condiviso sicuramente,i figli devono continuare a vedere   con regolarità entrambi i genitori per sentire meno traumatica la separazione degli stessi genitori.

Per la tua  separazione contatta l’avvocato Sergio Armaroli di Bologna, ascolto sempre con attenzione i miei clienti tel 051/6447838

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Se la coppia ha maturato di comune accordo la separazione consensuale è consigliabile rivolgersi, fin dal primo colloquio, ad un unico avvocato.

In questo modo i tempi di definizione del procedimento sono ancor più ridotti e i costi risultano dimezzati.

5)Vuoi un ultimo consiglio personale?

continua sempre ad avere il migliore rapporto possibile con i figli, fallì sentire amati come e più’ di prima, ricorda la separazione dei genitori spesso e’ un trauma per i figli.

 

 AAAAFOTO BRACCIO DI FERRO“Non esiste il marito ideale . Il marito ideale resta celibe.”

 

OSCAR WILDE

Lo studio dell’avvocato Sergio Armaroli tratta diritto di famiglia, come: Divorzi (Divorzio Giudiziale E Divorzio Congiunto), Riconoscimento Del Matrimonio O Divorzio Realizzato All’estero, Riconoscimento Della Separazione E Del Divorzio Estero In Italia, Affidamento Condiviso E Congiunto, Scioglimento Del Matrimonio E Cessazione Degli Effetti Civili, Convenzioni Matrimoniali, Disconoscimento Di Paternità, Filiazione, Mantenimento Del Coniuge, Mantenimento Dei Minori, Assegno Divorzile, Addebito Della Separazione, Risarcimento Dei Danni, Adozioni, Tutela Dei Minori, Matrimonio Misto, Accordi Di Convivenza, Diritto Penale Della Famiglia, Impresa Familiare, Violenze Intrafamiliari, Interdizione, Inabilitazione, Decadenza Potestà Genitori, Sospensione Potestà Genitori, Diritti Degli Ascendenti, Dichiarazione Giudiziale Di Paternità, Strumenti A Tutela Del Corretto Adempimento Delle Obbligazioni Alimentari, Consulenza Legale Relativa A Separazioni, Divorzi, Mediazione Familiare, Affidamento Dei Figli, Accordi Di Convivenza, Adozioni, Variazioni Alle Condizioni Di Separazione E Mediazione Familiare, Assistenza Legale – Assegno Di Mantenimento – Assegno Divorzile – Diritto Di Famiglia – Affidamento Condiviso – Separazione Giudiziale

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ANZOLA DELL’EMILIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 2. ARGELATO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 3. BARICELLA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 4. BENTIVOGLIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 5. BOLOGNA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 6. BORGO TOSSIGNANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 7. BUDRIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 8. CALDERARA DI RENO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 9. CAMUGNANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO10. CASALECCHIO DI RENO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO11. CASALFIUMANESE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO12. CASTEL D’AIANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO13. CASTEL DEL RIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO14. CASTEL DI CASIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO15. CASTEL GUELFO DI B. SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO16. CASTEL MAGGIORE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO17. CASTEL SAN PIETRO TERME SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO18. CASTELLO D’ARGILE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO19. CASTENASO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO20. CASTIGLIONE DEI PEPOLI SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO21. CREVALCORE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO22. DOZZA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO23. FONTANELICE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO24. GAGGIO MONTANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO25. GALLIERA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO26. GRANAGLIONE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO27. GRANAROLO DELL’EMILIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO28. GRIZZANA MORANDI SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO29. IMOLA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO30. LIZZANO IN BELVEDERE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO31. LOIANO32. MALALBERGO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO33. MARZABOTTO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO34. MEDICINA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO35. MINERBIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO36. MOLINELLA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO37. MONGHIDORO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO38. MONTE SAN PIETRO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO39. MONTERENZIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO40. MONZUNO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO41. MORDANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO42. OZZANO DELL’EMILIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO43. PIANORO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO44. PIEVE DI CENTO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO45. PORRETTA TERME SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO46. SALA BOLOGNESE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO47. SAN BENEDETTO VAL DI S. SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO48. SAN GIORGIO DI PIANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO49. SAN GIOVANNI IN P. SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO SAN  

AGRAFICO TONDO SEPARAZIONE GIUDIZIALE

VEDIAMO GLI ARTICOLI DEL CODICE SULLE SEPARAZIONI

 Capo I: DELLA SEPARAZIONE PERSONALE DEI CONIUGI

Art. 706. 
(Forma della domanda)

La domanda di separazione personale si propone al tribunale del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza, del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio, con ricorso che deve contenere l’esposizione dei fatti sui quali la domanda è fondata.
Qualora il coniuge convenuto sia residente all’estero, o risulti irreperibile, la domanda si propone al tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente, e, se anche questi è residente all’estero, a qualunque tribunale della Repubblica.
Il presidente, nei cinque giorni successivi al deposito in cancelleria, fissa con decreto la data dell’udienza di comparizione dei coniugi davanti a sé, che deve essere tenuta entro novanta giorni dal deposito del ricorso, il termine per la notificazione del ricorso e del decreto, ed il termine entro cui il coniuge convenuto può depositare memoria difensiva e documenti. Al ricorso e alla memoria difensiva sono allegate le ultime dichiarazioni dei redditi presentate.
 Nel ricorso deve essere indicata l’esistenza di figli di entrambi i coniugi. (2)

Art. 707. 
(Comparizione personale delle parti)

I coniugi debbono comparire personalmente davanti al presidente con l’assistenza del difensore.
Se il ricorrente non si presenta o rinuncia, la domanda non ha effetto.
Se non si presenta il coniuge convenuto, il presidente può fissare un nuovo giorno per la comparizione, ordinando che la notificazione del ricorso e del decreto gli sia rinnovata.

Art. 708. (1)
(Tentativo di conciliazione e provvedimenti del presidente)

All’udienza di comparizione il presidente deve sentire i coniugi prima separatamente e poi congiuntamente, tentandone la conciliazione.
Se i coniugi si conciliano, il presidente fa redigere il processo verbale della conciliazione.
Se la conciliazione non riesce, il presidente, anche d’ufficio, sentiti i coniugi ed i rispettivi difensori, dà con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni nell’interesse della prole e dei coniugi, nomina il giudice istruttore e fissa udienza di comparizione e trattazione davanti a questi. Nello stesso modo il presidente provvede, se il coniuge convenuto non compare, sentiti il ricorrente ed il suo difensore.
Contro i provvedimenti di cui al terzo comma si può proporre reclamo con ricorso alla corte d’appello che si pronuncia in camera di consiglio. Il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio di dieci giorni dalla notificazione del provvedimento. (2)

” tratta da FormularioCivile.it.

Art. 709. 
(Notificazione dell’ordinanza e fissazione dell’udienza)

L’ordinanza con la quale il presidente fissa l’udienza di comparizione davanti al giudice istruttore e’ notificata a cura dell’attore al convenuto non comparso, nel termine perentorio stabilito nell’ordinanza stessa, ed e’ comunicata al pubblico ministero.
Tra la data dell’ordinanza, ovvero tra la data entro cui la stessa deve essere notificata al convenuto non comparso, e quella dell’udienza di comparizione e trattazione devono intercorrere i termini di cui all’articolo 163-bis ridotti a metà.
Con l’ordinanza il presidente assegna altresi’ termine al ricorrente per il deposito in cancelleria di memoria integrativa, che deve avere il contenuto di cui all’articolo 163, terzo comma, numeri 2), 3), 4), 5) e 6), e termine al convenuto per la costituzione in giudizio ai sensi degli articoli 166 e 167, primo e secondo comma, nonche’ per la proposizione delle eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d’ufficio. L’ordinanza deve contenere l’avvertimento al convenuto che la costituzione oltre il suddetto termine implica le decadenze di cui all’articolo 167 e che oltre il termine stesso non potranno piu’ essere proposte le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio.
I provvedimenti temporanei ed urgenti assunti dal presidente con l’ordinanza di cui al terzo comma dell’articolo 708 possono essere revocati o modificati dal giudice istruttore.

Art. 709-bis. 
(Udienza di comparizione e trattazione davanti al giudice istruttore)

All’udienza davanti al giudice istruttore si applicano le disposizioni di cui agli articoli 180 e 183, commi primo, secondo, e dal quarto al decimo. Si applica altresi l’articolo 184. Nel caso in cui il processo debba continuare per la richiesta di addebito, per l’affidamento dei figli o per le questioni economiche, il tribunale emette sentenza non definitiva relativa alla separazione. Avverso tale sentenza è ammesso soltanto appello immediato che è deciso in camera di consiglio.

Art. 709-ter. (Soluzione delle controversie e provvedimenti in caso di inadempienze o violazioni)

Per la soluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all’esercizio della responsabilità genitoriale o delle modalità dell’affidamento è competente il giudice del procedimento in corso. Per i procedimenti di cui all’articolo 710 è competente il tribunale del luogo di residenza del minore. (1)
A seguito del ricorso, il giudice convoca le parti e adotta i provvedimenti opportuni. In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente:
1) ammonire il genitore inadempiente;
2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore;
3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro;
4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.
I provvedimenti assunti dal giudice del procedimento sono impugnabili nei modi ordinari.

AGRAFICO TONDO CRISI DI COPPIAArt. 710. 
(Modificabilità dei provvedimenti relativi alla separazione dei coniugi)

Le parti possono sempre chiedere, con le forme del procedimento in camera di consiglio, la modificazione dei provvedimenti riguardanti i coniugi e la prole conseguenti la separazione.
Il tribunale, sentite le parti, provvede alla eventuale ammissione di mezzi istruttori e puo’ delegare per l’assunzione uno dei suoi componenti.
Ove il procedimento non possa essere immediatamente definito, il tribunale puo’ adottare provvedimenti provvisori e può ulteriormente modificarne il contenuto nel corso del procedimento.

(1) Articolo così da ultimo sostituito dalla L. 29 luglio 1988, n. 331.
(2) La Corte costituzionale con sentenza 9 novembre 1992, n. 416 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui non prevede la partecipazione del pubblico ministero per la modifica dei provvedimenti riguardanti la prole.
_______________

Art. 711.
(Separazione consensuale)

Nel caso di separazione consensuale previsto nell’articolo 158 del codice civile, il presidente, su ricorso di entrambi i coniugi, deve sentirli nel giorno da lui stabilito e curare di conciliarli nel modo indicato nell’articolo 708.
Se il ricorso è presentato da uno solo dei coniugi, si applica l’articolo 706 ultimo comma.
Se la conciliazione non riesce, si dà atto nel processo verbale del consenso dei coniugi alla separazione e delle condizioni riguardanti i coniugi stessi e la prole.
La separazione consensuale acquista efficacia con la omologazione del tribunale, il quale provvede in camera di consiglio su relazione del presidente.
Le condizioni della separazione consensuale sono modificabili a norma dell’articolo precedente.

Capo II: DELL’INTERDIZIONE, DELL’INABILITAZIONE E DELL’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO (1)

Art. 712.
(Forma della domanda)

La domanda per interdizione o inabilitazione si propone con ricorso diretto al tribunale del luogo dove la persona nei confronti della quale è proposta ha residenza o domicilio.
Nel ricorso debbono essere esposti i fatti sui quali la domanda e’ fondata e debbono essere indicati il nome e il cognome e la residenza del coniuge, dei parenti entro il quarto grado, degli affini entro il secondo grado e, se vi sono, del tutore o curatore dell’interdicendo o dell’inabilitando.

Art. 713.
(Provvedimenti del presidente)

Il presidente ordina la comunicazione del ricorso al pubblico ministero. Quando questi gliene fa richiesta, può con decreto rigettare senz’altro la domanda (1); altrimenti nomina il giudice istruttore e fissa l’udienza di comparizione davanti a lui del ricorrente, dell’interdicendo o dell’inabilitando e delle altre persone indicate nel ricorso, le cui informazioni ritenga utili.
Il ricorso e il decreto sono notificati a cura del ricorrente, entro il termine fissato nel decreto stesso, alle persone indicate nel comma precedente; il decreto è comunicato al pubblico ministero.

(1) La Corte costituzionale con sentenza 5 luglio 1968, n. 87 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma, secondo periodo, nella parte in cui permette al tribunale di rigettare senz’altro, e cioe’ senza istituire contraddittorio con la parte istante, la domanda d’interdizione o d’inabilitazione, ove il pubblico ministero ne faccia richiesta, in riferimento agli artt. 24 e 111 Cost.

Art. 714.
(Istruzione preliminare)

All’udienza, il giudice istruttore, con l’intervento del pubblico ministero, procede all’esame dell’interdicendo o dell’inabilitando, sente il parere delle altre persone citate, interrogandole sulle circostanze che ritiene rilevanti ai fini della decisione e puo’ disporre anche d’ufficio l’assunzione di ulteriori informazioni, esercitando tutti i poteri istruttori previsti nell’articolo 419 del codice civile.

Art. 715.
(Impedimento a comparire dell’interdicendo o dell’inabilitando)

Se per legittimo impedimento l’interdicendo o l’inabilitando non può presentarsi davanti al giudice istruttore, questi, con l’intervento del pubblico ministero, si reca per sentirlo nel luogo dove si trova.

Art. 716.
(Capacità processuale dell’interdicendo e dell’inabilitando)

L’interdicendo e l’inabilitando possono stare in giudizio e compiere da soli tutti gli atti del procedimento, comprese le impugnazioni, anche quando è stato nominato il tutore o il curatore provvisorio previsto negli articoli 419 e 420 del codice civile.

Art. 717.
(Nomina del tutore e del curatore provvisorio)

Il tutore o il curatore provvisorio di cui all’articolo precedente è nominato, anche d’ufficio, con decreto del giudice istruttore.
Finche’ non sia pronunciata la sentenza sulla domanda d’interdizione o d’inabilitazione, lo stesso giudice istruttore puo’ revocare la nomina, anche d’ufficio.

Art. 718.
(Legittimazione all’impugnazione)

La sentenza che provvede sulla domanda d’interdizione o di inabilitazione può essere impugnata da tutti coloro che avrebbero avuto diritto di proporre la domanda, anche se non parteciparono al giudizio, e dal tutore o curatore nominato con la stessa sentenza.

Art. 719.
(Termine per l’impugnazione)

Il termine per la impugnazione decorre per tutte le persone indicate nell’articolo precedente dalla notificazione della sentenza, fatta nelle forme ordinarie a tutti coloro che parteciparono al giudizio.
Se e’ stato nominato un tutore o curatore provvisorio, l’atto di impugnazione deve essere notificato anche a lui.

Art. 720.
(Revoca dell’interdizione o dell’inabilitazione)

Per la revoca dell’interdizione o dell’inabilitazione si osservano le norme stabilite per la pronuncia di esse.
Coloro che avevano diritto di promuovere l’interdizione e l’inabilitazione possono intervenire nel giudizio di revoca per opporsi alla domanda, e possono altresi’ impugnare la sentenza pronunciata nel giudizio di revoca, anche se non parteciparono al giudizio.

Art. 720-bis. 
(Norme applicabili ai procedimenti in materia di amministrazione di sostegno)

Ai procedimenti in materia di amministrazione di sostegno si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 712, 713, 716, 719 e 720.
Contro il decreto del giudice tutelare è ammesso reclamo alla corte d’appello a norma dell’articolo 739.
Contro il decreto della corte d’appello pronunciato ai sensi del secondo comma può essere proposto ricorso per cassazione.

Capo III: DISPOSIZIONI RELATIVE ALL’ASSENZA E ALLA DICHIARAZIONE DI MORTE PRESUNTA

Art. 721.
(Provvedimenti conservativi nell’interesse dello scomparso)

I provvedimenti indicati nell’articolo 48 del codice civile sono pronunciati dal tribunale in camera di consiglio, su ricorso degli interessati, sentito il pubblico ministero.

Art. 722.
(Domanda per dichiarazione d’assenza)

La domanda per dichiarazione d’assenza si propone con ricorso, nel quale debbono essere indicati il nome e cognome e la residenza dei presunti successori legittimi dello scomparso e, se esistono, del suo procuratore o rappresentante legale.

Art. 723.
(Fissazione dell’udienza di comparizione)

Il presidente del tribunale fissa con decreto l’udienza per la comparizione davanti a sé o ad un giudice da lui designato del ricorrente e di tutte le persone indicate nel ricorso a norma dell’articolo precedente, e stabilisce il termine entro il quale la notificazione deve essere fatta a cura del ricorrente. Puo’ anche ordinare che il decreto sia pubblicato in uno o più giornali.
Il decreto e’ comunicato al pubblico ministero.

Art. 724.
(Procedimento)

Il giudice interroga le persone comparse sulle circostanze che ritiene rilevanti, assume, quando occorre, ulteriori informazioni e quindi riferisce in camera di consiglio per i provvedimenti del tribunale, che questo pronuncia con sentenza.

Art. 725.
(Immissione in possesso temporaneo)

Il tribunale provvede in camera di consiglio sulle domande per apertura di atti di ultima volontà e per immissione nel possesso temporaneo dei beni dell’assente, quando sono proposte da coloro che sarebbero eredi legittimi.
Se la domanda è proposta da altri interessati, il giudizio si svolge nelle forme ordinarie in contraddittorio di coloro che sarebbero eredi legittimi.
Con lo stesso provvedimento col quale viene ordinata l’immissione nel possesso temporaneo, sono determinate la cauzione o le altre cautele previste nell’articolo 50 ultimo comma del codice civile, e sono date le disposizioni opportune per la conservazione delle rendite riservate all’assente a norma dell’articolo 53 dello stesso codice.

Art. 726.
(Domanda per dichiarazione di morte presunta)

La domanda per dichiarazione di morte presunta si propone con ricorso, nel quale debbono essere indicati il nome, cognome e domicilio dei presunti successori legittimi dello scomparso e, se esistono, del suo procuratore o rappresentante legale e di tutte le altre persone, che, a notizia del ricorrente, perderebbero diritti o sarebbero gravate da obbligazioni, per effetto della morte dello scomparso.

Art. 727.
(Pubblicazione della domanda)

Il presidente del tribunale nomina un giudice a norma dell’articolo 723 e ordina che a cura del ricorrente la domanda, entro il termine che egli stesso fissa, sia inserita per estratto, due volte consecutive a distanza di dieci giorni, nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica e in due giornali, con invito a chiunque abbia notizie dello scomparso di farle pervenire al tribunale entro sei mesi dall’ultima pubblicazione.
Se tutte le inserzioni non vengono eseguite entro il termine fissato, la domanda si intende abbandonata.
Il presidente del tribunale puo’ anche disporre altri mezzi di pubblicità.

Art. 728.
(Comparizione)

Decorsi sei mesi dalla data dell’ultima pubblicazione il giudice, su istanza del ricorrente, fissa con decreto l’udienza di comparizione davanti a sé del ricorrente e delle persone indicate nel ricorso a norma dell’articolo 726 e il termine per la notificazione del ricorso e del decreto a cura del ricorrente.
Il decreto e’ comunicato al pubblico ministero.
Il giudice interroga le persone comparse sulle circostanze che ritiene rilevanti; puo’ disporre che siano assunte ulteriori informazioni, e quindi riferisce in camera di consiglio per i provvedimenti del tribunale, che questo pronuncia con sentenza.

Art. 729.
(Pubblicazione della sentenza)

La sentenza che dichiara l’assenza o la morte presunta deve essere inserita per estratto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica (1) e pubblicata nel sito internet del Ministero della giustizia. Il tribunale può anche disporre altri mezzi di pubblicità.
Le inserzioni possono essere eseguite a cura di qualsiasi interessato e valgono come notificazione. Copia della sentenza (2) e dei giornali nei quali è stato pubblicato l’estratto deve essere depositata nella cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza per l’annotazione sull’originale.

Art. 730.
(Esecuzione)

La sentenza che dichiara l’assenza o la morte presunta non puo’ essere eseguita prima che sia passata in giudicato e che sia compiuta l’annotazione di cui all’articolo precedente.

Art. 731.
(Comunicazione all’ufficio di stato civile)

Il cancelliere da’ notizia, a norma dell’articolo 133 secondo comma, all’ufficio dello stato civile competente della sentenza di dichiarazione di morte presunta.

Capo IV: DISPOSIZIONI RELATIVE AI MINORI, AGLI INTERDETTI E AGLI INABILITATI

Art. 732.
(Provvedimenti su parere del giudice tutelare)

I provvedimenti relativi ai minori, agli interdetti e agli inabilitati sono pronunciati dal tribunale in camera di consiglio, salvo che la legge disponga altrimenti.
Quando il tribunale deve pronunciare un provvedimento nell’interesse di minori, interdetti o inabilitati sentito il parere del giudice tutelare, il parere stesso deve essere prodotto dal ricorrente insieme col ricorso.
Qualora non sia prodotto, il presidente provvede a richiederlo d’ufficio.

Art. 733.
(Vendita di beni)

Se, nell’autorizzare la vendita di beni di minori, interdetti o inabilitati, il tribunale stabilisce che essa deve farsi ai pubblici incanti, designa per procedervi un ufficiale giudiziario del tribunale (1) del luogo in cui si trovano i beni mobili oppure un cancelliere dello stesso tribunale (1) o un notaio del luogo in cui si trovano i beni immobili.
L’ufficiale designato per la vendita procede all’incanto con l’osservanza delle norme degli artt. 534 e ss., in quanto applicabili, e premesse le forme di pubblicità ordinate dal tribunale.

Art. 734.
(Esito negativo dell’incanto)

Se al primo incanto non e’ fatta offerta superiore o uguale al prezzo fissato dal tribunale a norma dell’art. 376 primo comma del codice civile, l’ufficiale designato ne da’ atto nel processo verbale e trasmette copia di questo al tribunale che ha autorizzato la vendita.
Il tribunale, se non crede di revocare l’autorizzazione o disporre una nuova vendita su prezzo base inferiore, autorizza la vendita a trattative private.

Capo V: DEI RAPPORTI PATRIMONIALI TRA I CONIUGI

Art. 735.
(Sostituzione dell’amministratore del patrimonio familiare)

La sostituzione dell’amministratore del patrimonio familiare può essere chiesta, nel caso previsto nell’art. 174 del codice civile, dall’altro coniuge o da uno dei prossimi congiunti, o dal pubblico ministero, e, nel caso previsto nell’art. 176, da uno dei figli maggiorenni o emancipati, da un prossimo congiunto o dal pubblico ministero.

Art. 736.
(Procedimento)

La domanda per i provvedimenti previsti nell’art. precedente si propone con ricorso.
Il presidente del tribunale fissa con decreto un giorno per la comparizione degli interessati davanti a sé o a un giudice da lui designato e stabilisce il termine per la notificazione del ricorso e del decreto.
Dopo l’audizione delle parti, il presidente o il giudice designato assume le informazioni che crede opportune e quindi riferisce sulla domanda al tribunale, che decide in camera di consiglio con ordinanza non impugnabile.

Capo V-bis: DEGLI ORDINI DI PROTEZIONE CONTRO GLI ABUSI FAMILIARI (1)

Art. 736-bis.
(Provvedimenti di adozione degli ordini di protezione contro gli abusi familiari)

Nei casi di cui all’articolo 342-bis del codice civile, l’istanza si propone, anche dalla parte personalmente, con ricorso al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell’istante, che provvede in camera di consiglio in composizione monocratica.
Il presidente del tribunale designa il giudice a cui è affidata la trattazione del ricorso. Il giudice, sentite le parti, procede nel modo che ritiene piu’ opportuno agli atti di istruzione necessari, disponendo, ove occorra, anche per mezzo della polizia tributaria, indagini sui redditi, sul tenore di vita, e sul patrimonio personale e comune delle parti, e provvede con decreto motivato immediatamente esecutivo.
Nel caso di urgenza, il giudice, assunte ove occorra sommarie informazioni, può adottare immediatamente l’ordine di protezione fissando l’udienza di comparizione delle parti davanti a sé entro un termine non superiore a quindici giorni ed assegnando all’istante un termine non superiore a otto giorni per la notificazione del ricorso e del decreto. All’udienza il giudice conferma, modifica o revoca l’ordine di protezione.
Contro il decreto con cui il giudice adotta l’ordine di protezione o rigetta il ricorso, ai sensi del secondo comma, ovvero conferma, modifica o revoca l’ordine di protezione precedentemente adottato nel caso di cui al terzo comma, è ammesso reclamo al tribunale entro i termini previsti dal secondo comma dell’articolo 739. Il reclamo non sospende l’esecutività dell’ordine di protezione. Il tribunale provvede in camera di consiglio, in composizione collegiale, sentite le parti, con decreto motivato non impugnabile. Del collegio non fa parte il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato.
Per quanto non previsto dal presente articolo, si applicano al procedimento, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti.

Capo VI: DISPOSIZIONI COMUNI AI PROCEDIMENTI IN CAMERA DI CONSIGLIO

Art. 737.
(Forma della domanda e del provvedimento)

I provvedimenti, che debbono essere pronunciati in camera di consiglio, si chiedono con ricorso al giudice competente e hanno forma di decreto motivato, salvo che la legge disponga altrimenti.

Art. 738.
(Procedimento)

Il presidente nomina tra i componenti del collegio un relatore, che riferisce in camera di consiglio.
Se deve essere sentito il pubblico ministero, gli atti sono a lui previamente comunicati ed egli stende le sue conclusioni in calce al provvedimento del presidente.
Il giudice puo’ assumere informazioni.

Art. 739.
(Reclami delle parti)

Contro i decreti del giudice tutelare si può proporre reclamo con ricorso al tribunale, che pronuncia in camera di consiglio. Contro i decreti pronunciati dal tribunale in camera di consiglio in primo grado si puo’ proporre reclamo con ricorso alla Corte d’appello, che pronuncia anch’essa in camera di consiglio.
Il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio di dieci giorni dalla comunicazione del decreto se e’ dato in confronto di una sola parte, o dalla notificazione se è dato in confronto di piu’ parti.
Salvo che la legge disponga altrimenti, non è ammesso reclamo contro i decreti della Corte d’appello e contro quelli del tribunale pronunciati in sede di reclamo. (1)

(1) La Corte costituzionale con sentenza 27 giugno 1986, n. 156 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui disciplinando il reclamo avverso i decreti del giudice delegato (di determinazione dei compensi ad incaricati per opera prestata nell’interesse della procura di amministrazione controllata) fa decorrere il termine per reclamo dal deposito del decreto in cancelleria anziché dalla comunicazione eseguita con il rispetto delle vigenti disposizioni procedurali.
_______________

Art. 740.
(Reclami del pubblico ministero)

Il pubblico ministero, entro dieci giorni dalla comunicazione, può proporre reclamo contro i decreti del giudice tutelare e contro quelli del tribunale per i quali è necessario il suo parere.

Art. 741.
(Efficacia dei provvedimenti)

I decreti acquistano efficacia quando sono decorsi i termini di cui agli articoli precedenti senza che sia stato proposto reclamo.
Se vi sono ragioni d’urgenza, il giudice può tuttavia disporre che il decreto abbia efficacia immediata. (1)

(1) La Corte costituzionale con sentenza 27 giugno 1986, n. 156 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui disciplinando il reclamo avverso i decreti del giudice delegato (di determinazione dei compensi ad incaricati per opera prestata nell’interesse della procura di amministrazione controllata) fa decorrere il termine per reclamo dal deposito del decreto in cancelleria anziché dalla comunicazione eseguita con il rispetto delle vigenti disposizioni procedurali.

Art. 742.
(Revocabilità dei provvedimenti)

I decreti possono essere in ogni tempo modificati o revocati, ma restano salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in forza di convenzioni anteriori alla modificazione o alla revoca.

Art. 742-bis.
(Ambito di applicazione degli articoli precedenti)

Le disposizioni del presente capo si applicano a tutti i procedimenti in camera di consiglio, ancorché non regolati dai capi precedenti o che non riguardino materia di famiglia o di stato delle persone.

RECENSIONI CLIENTI

“Il mio papa’ è stato vittima di un brutto incidente stradale, ci siamo rivolti all’avvocato Sergio Armaroli e in tempi ragionevoli ci ha fatto vere il risarcimento, tenendoci sempre informati sull’andamento della pratica”   Rosa: L’avvocato Sergio Armaroli mi ha assistito per un gravissimo incidente stradale ove ho riportato diverse fratture. Mi ha meravigliato la sua gentilezza e il suo pronto intervento professionale che hanno portato al risarcimento integrale del danno da parte dell’assicurazione in tempi brevi. Salve mi chiamo Annamaria,mi rivolgo a tutte le persone che hanno bisogno di un avvocato che sappia risolvere con concretezza  il proprio problema,problema di qualsiasi causa si tratti! Ebbene io personalmente mi sono rivolta ad un grande Avvocato Sergio Armaroli, per un incidente sulla strada dove io personalmente sono stata investita,l’Avv.Sergio Armaroli ha risolto il mio caso in maniera eccellente. Sono una mamma, e vorrei dare una “mano” a chi potrebbe trovarsi in difficoltà. Questa è la mia esperienza: ho avuto bisogno di rivolgermi ad un avvocato per un problema alquanto delicato che riguardava la serenità scolastica di mio figlio. L’ Avv. Sergio Armaroli di Bologna si è dimostrato, un ottimo professionista molto determinato, preparato e sensibile al mio caso, che per me, era di fondamentale importanza. Ha agito tempestivamente, spiegandomi come era meglio procedere per il bene del mio adorato bambino, dimostrando la massima attenzione ad ogni minimo dettaglio, al fine di risolvere nel migliore dei modi la questione. Anche nei giorni successivi, al primo appuntamento mi ha tenuta costantemente informata dell’evolversi della situazione, senza che io dovessi mai sollecitare, anzi mi ha suggerito preziosissimi consigli. Questo comportamento l’ho tovato di altissima professionalità e mi ha completamente rassicurata. La problematica l’ha risolta con pieno successo e in tempi strettissimi , fatto più unico che raro, dimostrando eccellenti doti professionali. Voglio evidenziare anche la sua correttezza e serietà professionale specificandomi subito sia i costi, sia gli atti che avrebbe predisposto. Lo ringrazio sentitamente e consiglio di rivolgersi all’avv. Sergio Armaroli a chiunque abbia un problema da risolvere. Beatrice   Un utente Google   Ho avuto modo di conoscere l’Avvocato Armaroli di Bologna per motivi di lavoro e l’ho trovato preparato e determinato. In particolare per quanto riguarda il supporto alle aziende per quanto riguarda la contrattualistica internazionale e …Altro     Salve a tutti, mi sono trovato di recente a dover affrontare diverse problematiche relative al mondo del lavoro. Fortunatamente ho incontrato l’ Avv. Sergio Armaroli il quale ha saputo guidarmi nelle varie situazioni con grande calma e professionalità. La pratica è stata risolta in poco tempo e con soddisfazione di tutti.         5)Anna Maria: ero stata investita come pedone e avevo riportato gravi lesioni con un punteggio del 24 % del danno biologico.. L’avvocato Sergio Armaroli con cortesia e professionalità mi ha seguito nel lungo percorso risarcitorio riuscendo a farmi pagare il danno   MICHELE: Salve a tutti, mi sono trovato di recente a dover affrontare diverse problematiche relative al mondo del lavoro. Fortunatamente ho incontrato l’ Avv. Sergio Armaroli il quale ha saputo guidarmi nelle varie situazioni con grande calma e professionalità. La pratica è stata risolta in poco tempo e con soddisfazione di tutti. Anna: mi sono rivolta all’avvocato Sergio Armarol idi Bologna per un difficile caso di separazione, mio marito non voleva darmi nulla perché se ne era andato di casa e mi aveva lasciato con tre figli. Con molta cortesia e preparazione l’avvocato Sergio Armaroli mi ha assistita affinchè io potessi avere i miei giusti diritti.   Carlo:In un difficile caso di divorzio l’avvocato Sergio Armaroli mi ha assistito con cortesia e professionalità ,riuscendo a far valer ei miei diritti  Paola: mi sono rivolta all’avvocato Sergio Armaroli pe runa separazione ho trovato un avvocato attento e preparato che mi ha dato i giusti consigli   COMPILA IL MODULO SOTTOSTANTE SE VUOI IL MIO AIUTO     – See more at: http://www.avvocatoabologna.it/articoli-sentenze/1209-prova-l-avvocato-sergio-armaroli.html#sthash.pzKgZZVq.dpuf

 

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