Post in evidenza

SEPARAZIONE BOLOGNA? MANTENIMENTO? ASSEGNO?

SEPARAZIONE BOLOGNA? MANTENIMENTO? ASSEGNO? Assegno di mantenimento e assegno divorzile separazioni bologna map

SEPARAZIONE BOLOGNA? MANTENIMENTO? ASSEGNO? Assegno di mantenimento e assegno divorzile

Avvocati Bologna se cerchi tra gli un avvocato che possa  darti soddisfazione e risolvere la tua causa ereditaria o la tua separazione o le problematiche di convivenza, tra gli avvocati Bologna rivolgiti all’avvocato Sergio Armaroli, preparato e esperto .

 

Avvocati Bologna  una frequente ricerca se stai cercando un avvocato pe r separazione, un avvocato matrimonialista esperto, oppure hai una problematica ereditiaria o penale.

 

Tra gli avvocati Bologna l’avvocato Sergio Armaroli con 25 anni di esperienza assiste con attenzione e risultato i suoi clienti offrendo un servizio di qualita’ derivante da  uno studio costante e un aggiornamento quotidiano.

 

Avvocati Bologna perché rivolgersi all’avvocato Sergio Armaroli?

Tra gli avvocati a Bologna vi sono tre  principali motivi per chiamare lo studio legale avvocato Sergio Armaroli:

 

 

1)costante aggiornamento

 

2) preventivi sempre scritti prima di inziare

 

3) certezza di essere sempre seguiti dall’avvocato che con miticolosa  cura  vi dara’ costantemente l’informativa sulla pratica a lui affidata.

 

Quindi se stai facendo la ricerca di per risolver e una questione ereditaria chiama e analizzeremo il tuo caso con cura e attenzione.

Se stai facendo una ricerca tra per cercar e un avvocato che curi la tua separazione  o divorzio, non temere sei nel posto giusto ,

 

L’art 156 del Codice Civile (Effetti della separazione sui rapporti patrimoniali tra i coniugi), al comma 1, viene stabilito che “il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri”.

Ebbene si la separazione ha forti conseguenze sul regime patrimoniale della famiglia in quanto determina la cessazione del vincolo coniugale.

Assegno di mantenimento e assegno divorzile: confronto

L’assegno di mantenimento svolge la propria funzione nella separazione legale dei coniugi: il giudice, nel pronunciare la separazione, impone al coniuge che disponga di una migliore condizione economica  di contribuire al mantenimento dell’altro, se privo di adeguati redditi propriSEPARAZIONE BOLOGNA? MANTENIMENTO? ASSEGNO? Assegno di mantenimento e assegno divorzile

Dunque, l’assegno di mantenimento a seguito di separazione è disciplinato dall’art. 156 CC, il quale recita testualmente che “il Giudice pronunziando la separazione stabilisce a carico del coniuge cui non sia addebitabile la separazione, il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia redditi propri”.

 

l’assegno divorzile, il cui fondamento si ravvisa, infatti, nella rottura definitiva del rapporto coniugale e, dunque, nel venir meno di tutti gli effetti propri del vincolo matrimoniale. Anche l’assegno divorzile ha una finalità assistenziale/solidaristica serve cioè a impedire il deterioramento delle condizioni economiche del coniuge economicamente più debole.

Matrimonio – Separazione – Assegno di mantenimento – Decorrenza – Dalla data della domanda – Ammissibilità – Modulazione della misura dell’assegno nel tempo – Possibilità. (Cc, articoli 155 e 156) 
In tema di separazione personale dei coniugi la circostanza che la spettanza degli assegni di cui agli articoli 155 e 156 del Cc decorra fin dalla domanda non esclude il potere del giudice del merito di graduare e differenziare nel tempo la entità dell’assegno di contributo al mantenimento del coniuge e dei figli, modulandola in funzione del complesso dei dati concretamente accertati. Ne segue, pertanto, che la naturale retroattività delle statuizioni assunte in proposito in sede di giudizio di separazione non vuole anche dire necessaria uniformità degli importi fissati in relazione alle varie fasi temporali. 
Cass. Sezione I, sentenza 17 dicembre 2004 n. 23570 ()

Divorzio – Successivo a separazione – Assegno di divorzio – Comportamento di uno dei coniugi – Anteriormente alla separazione – Irrilevanza. (Legge 1° dicembre 1970 n. 898, articoli 3 e 5) 
Il comportamento dei coniugi, anteriore alla separazione, resta superato e assorbito dalla valutazione effettuata al riguardo dal giudice della separazione. Ne deriva, pertanto, che ove questa sia stata pronunciata senza addebito (e con il riconoscimento del diritto a percepire un assegno di mantenimento in favore di uno dei coniugi) nell’accertamento delle ragioni della decisione, ai fini della determinazione dell’assegno di divorzio può tenersi conto solo del comportamento della parte beneficiaria dell’assegna successivo alla separazione, quando esso si sia rilevato tale da precludere la ricostituzione della comunione spirituale e materiale dei coniugi. 
Cass. Sezione I, sentenza 1° febbraio 2005 n. 1989 (in Giuda al Diritto, Edizione n. 12 del 26 marzo 2005, pagina 52)

 

norma dell’art. 156 cod. civ., il diritto al mantenimento a seguito di separazione personale sorge, in favore del coniuge al quale questa non sia addebitabile, ove egli non fruisca di redditi che gli consentano di mantenere un tenore di vita analogo a quello che aveva durante il matrimonio. Nel valutare tale presupposto, tuttavia, il giudice dovrà tenere conto di ogni tipo di reddito disponibile da parte del richiedente, ivi compresi quelli derivanti da elargizioni da parte di familiari che erano in corso durante il matrimonio e che si protraggano in regime di separazione con carattere di regolarità e continuità tali da influire in maniera stabile e certa sul tenore di vita dell’interessato.

Cassazione civile sez. VI  10 giugno 2014 n. 13026  

L’art. 5 della legge n. 898/70 prevede che il Tribunale, con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, riconosca l’assegno divorzile al coniuge che lo richiede quando quest’ultimo non disponga di mezzi adeguati o comunque non possa procurarseli per ragioni obiettive, tenendo conto delle condizioni reddituali di entrambi i coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e patrimoniale, e valutando questi elementi in rapporto alla durata del matrimonio.

In assenza di tale presupposto, la casa in comproprietà non può essere assegnata dal Giudice in sostituzione o quale componente dell’assegno di mantenimento (di separazione o di divorzio) e resta soggetta alle norme sulla comunione, in ordine all’uso ed alla eventuale divisione (cfr ax multis Cass. 9079/2011; Cass. 6979/2007; Cass. 16398/2007; Cass. 3934/2008; Cass. 387/2012; Cass. 18440/2013; Cass. 12346/2014).

 

  • all’art. 708 cpc che il presidente “anche d’ufficio, sentiti i coniugi ed i rispettivi difensori, dà con ordinanza i provvedimenti temporanei e

urgenti che reputa opportuni nell’interesse della prole e dei coniugi”

  • − all’art. 155-sexies c.c. che: “prima dell’emanazione, anche in via provvisoria, dei provvedimenti di cui all’articolo 155, il giudice può assumere, ad istanza di parte o d’ufficio, mezzi di prova. Il giudice dispone, inoltre, l’audizione del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento. Qualora ne ravvisi l’opportunità, il giudice, sentite le parti e ottenuto il loro consenso, può rinviare l’adozione dei provvedimenti di cui all’articolo 155 per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla

tutela dell’interesse morale e materiale dei figli

 

Art. 156 c.c. Art. 8 L. divorzio
Effetti della separazione sui rapporti patrimoniali tra i coniugi.1. Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri.2. L’entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato.3. Resta fermo l’obbligo di prestare gli alimenti di cui agli articoli 433 e seguenti.4. Il giudice che pronunzia la separazione può imporre al coniuge di prestare idonea garanzia reale o personale se esiste il pericolo che egli possa sottrarsi all’adempimento degli obblighi previsti dai precedenti commi e dall’articolo 155.5. La sentenza costituisce titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale ai sensi dell’articolo 2818.6. In caso di inadempienza, su richiesta dell’avente diritto, il giudice può disporre il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato e ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di danaro all’obbligato, che una parte di essa 1. Il tribunale che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può imporre all’obbligato di prestare idonea garanzia reale o personale se esiste il pericolo che egli possa sottrarsi all’adempimento degli obblighi di cui agli articoli 5 e 6.2. La sentenza costituisce titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale ai sensi dell’art. 2818 del codice civile.3. Il coniuge cui spetta la corresponsione periodica dell’assegno, dopo la costituzione in mora a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento del coniuge obbligato e inadempiente per un periodo di almeno trenta giorni, può notificare il provvedimento in cui è stabilita la misura dell’assegno ai terzi tenuti a corrispondere periodicamente somme di denaro al coniuge obbligato con l’invito a versargli direttamente le somme dovute, dandone comunicazione al coniuge inadempiente.4. Ove il terzo cui sia stato notificato il provvedimento non adempia, il coniuge creditore ha azione diretta esecutiva nei suoi confronti per il pagamento delle somme dovutegli quale assegno di mantenimento ai sensi degli articoli 5 e 6.5. Qualora il credito del coniuge obbligato nei confronti dei suddetti terzi sia stato già pignorato al momento della notificazione, all’assegnazione e alla ripartizione delle somme fra il coniuge cui spetta la corresponsione periodica dell’assegno, il creditore procedente e i creditori intervenuti nell’esecuzione, provvede il giudice dell’esecuzione.6. Lo Stato e gli altri enti indicati nell’art. 1 del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180, nonché gli altri enti datori di lavoro cui sia stato notificato il provvedimento in cui è stabilita la misura dell’assegno e l’invito a pagare direttamente al coniuge cui spetta la corresponsione periodica, non possono versare a
venga versata direttamente agli aventi diritto.7. Qualora sopravvengano giustificati motivi il giudice, su istanza di parte, può disporre la revoca o la modifica dei provvedimenti di cui ai commi precedenti. quest’ultimo oltre la metà delle somme dovute al coniuge obbligato, comprensive anche degli assegni e degli emolumenti accessori.7. Per assicurare che siano soddisfatte o conservate le ragioni del creditore in ordine all’adempimento degli obblighi di cui agli articoli 5 e 6, su richiesta dell’avente diritto, il giudice può disporre il sequestro dei beni del coniuge obbligato a somministrare l’assegno. Le somme spettanti al coniuge obbligato alla corresponsione dell’assegno di cui al precedente comma sono soggette a sequestro e pignoramento fino alla concorrenza della metà per il soddisfacimento dell’assegno periodico di cui agli articoli 5 e 6.
Somma sequestrabile: nessun limite Somma sequestrabile: fino alla metà
Ordinanza-ingiunzione di pagamento Azione diretta esecutiva verso il terzo, a seguito della messa in mora stragiudiz.

Articolo 155. Il giudice che pronunzia la separazione dichiara a quale dei coniugi i figli sono affidati e adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole, con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa.

In particolare il giudice stabilisce la misura e il modo con cui l’altro coniuge deve contribuire al mantenimento, all’istruzione e all’educazione dei figli, nonché le modalità di esercizio dei suoi diritti nei rapporti con essi.

Il coniuge cui sono affidati i figli, salva diversa disposizione del giudice, ha l’esercizio esclusivo della potestà su di essi; egli deve attenersi alle condizioni determinate dal giudice. Salvo che sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i coniugi. Il coniuge cui i figli non siano affidati ha il diritto e il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse.

L’abitazione nella casa familiare spetta di preferenza, e ove sia possibile, al coniuge cui vengono affidati i figli.

Il giudice dà inoltre disposizioni circa l’amministrazione dei beni dei figli e, nell’ipotesi che l’esercizio della potestà sia affidato ad entrambi i genitori, il concorso degli stessi al godimento dell’usufrutto legale.

In ogni caso il giudice può per gravi motivi ordinare che la prole sia collocata presso una terza persona o, nella impossibilità, in un istituto di educazione (Cod. Proc. Civ. 710).

Nell’emanare i provvedimenti relativi all’affidamento dei figli e al contributo al loro mantenimento, il giudice deve tener conto dell’accordo fra le parti: i provvedimenti possono essere diversi rispetto alle domande delle parti o al loro accordo, ed emessi dopo l’assunzione di mezzi prova dedotti dalle parti o disposti d’ufficio dal giudice.

I coniugi hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, l’attribuzione dell’esercizio della potestà su di essi e le disposizioni relative alla misura e alle modalità del contributo.

Separazione personale dei coniugi – Determinazione dell’assegno di mantenimento – Contestazioni – Ricorso da parte del giudice alla polizia tributaria – Ammissibilità. (Legge 898/1970, articolo 5) 
L’articolo 5, comma 9, della legge 898/1970, nel testo novellato dall’articolo 10 della legge 74/1987, il quale, in tema di riconoscimento e determinazione dell’assegno divorzile, stabilisce che “in caso di contestazioni, il tribunale dispone indagini sui redditi e patrimoni dei coniugi e sul loro effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria”, deve ritenersi applicabile in via analogica, stante l’identità di ratio, anche in materia di separazione di coniugi, con riguardo all’assegno di mantenimento. L’esercizio di detto potere, che costituisce una deroga alle regole generali sull’onere della prova, rientra nella discrezionalità del giudice di merito, e non può essere considerato anche come un dovere imposto sulla base della semplice contestazione delle parti in ordine alle loro rispettive condizioni economiche. Esiste, tuttavia, un limite a tale discrezionalità, da rinvenire nella circostanza che il giudice, potendosi avvalere di detto potere, non può rigettare le istanze delle parti relative al riconoscimento e alla determinazione dell’assegno sotto il profilo della mancata dimostrazione degli assunti sui quali si fondano, facendo capo in tal caso allo stesso l’obbligo di disporre accertamenti di ufficio.
Cass. Sezione I, sentenza 17 maggio 2005 n. 10344 (in Giuda al Diritto, Edizione n. 25 del 25 giugno, pagina 42)

AFFIDO CONDIVISO Anzola dell’Emilia, Argelato, Baricella, Bazzano, Bentivoglio, Bologna, Borgo Tossignano, Budrio, Calderara di Reno, Camugnano,Casalecchio di Reno, Casalfiumanese, Castel d’Aiano, Castel del Rio, Castel di Casio, Castel Guelfo di Bologna, Castel Maggiore, Castel San Pietro Terme, Castello d’Argile, Castello di Serravalle,Castenaso, Castiglione dei Pepoli, Crespellano, Crevalcore, Dozza, Fontanelice, Gaggio Montano, Galliera, Granaglione, Granarolo dell’Emilia, Grizzana Morandi, Imola, Lizzano in Belvedere, Loiano, Malalbergo, Marzabotto, Medicina, Minerbio, Molinella, Monghidoro, Monte San Pietro, Monterenzio, Monteveglio, Monzuno, Mordano, Ozzanodell’Emilia, Pianoro, Porretta Terme, Sala Bolognese, San BenedettoVal di Sambro, San Giorgio di Piano, San Giovanni in Persiceto, San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale, Sant’Agata Bolognese, Sasso Marconi, Savigno, Vergato, Zola Predosa

SEPARAZIONI AVVOCATO DIVORZISTA Anzola dell’Emilia, Argelato, Baricella, Bazzano, Bentivoglio, Bologna, Borgo Tossignano, Budrio, Calderara di Reno, Camugnano,Casalecchio di Reno, Casalfiumanese, Castel d’Aiano, Castel del Rio, Castel di Casio, Castel Guelfo di Bologna, Castel Maggiore, Castel San Pietro Terme, Castello d’Argile, Castello di Serravalle,Castenaso, Castiglione dei Pepoli, Crespellano, Crevalcore, Dozza, Fontanelice, Gaggio Montano, Galliera, Granaglione, Granarolo dell’Emilia, Grizzana Morandi, Imola, Lizzano in Belvedere, Loiano, Malalbergo, Marzabotto, Medicina, Minerbio, Molinella, Monghidoro, Monte San Pietro, Monterenzio, Monteveglio, Monzuno, Mordano, Ozzanodell’Emilia, Pianoro, Porretta Terme, Sala Bolognese, San BenedettoVal di Sambro, San Giorgio di Piano, San Giovanni in Persiceto, San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale, Sant’Agata Bolognese, Sasso Marconi, Savigno, Vergato, Zola Predosa

Diritto famiglia Anzola dell’Emilia, Argelato, Baricella, Bazzano, Bentivoglio, Bologna, Borgo Tossignano, Budrio, Calderara di Reno, Camugnano,Casalecchio di Reno, Casalfiumanese, Castel d’Aiano, Castel del Rio, Castel di Casio, Castel Guelfo di Bologna, Castel Maggiore, Castel San Pietro Terme, Castello d’Argile, Castello di Serravalle,Castenaso, Castiglione dei Pepoli, Crespellano, Crevalcore, Dozza, Fontanelice, Gaggio Montano, Galliera, Granaglione, Granarolo dell’Emilia, Grizzana Morandi, Imola, Lizzano in Belvedere, Loiano, Malalbergo, Marzabotto, Medicina, Minerbio, Molinella, Monghidoro, Monte San Pietro, Monterenzio, Monteveglio, Monzuno, Mordano, Ozzanodell’Emilia, Pianoro, Porretta Terme, Sala Bolognese, San BenedettoVal di Sambro, San Giorgio di Piano, San Giovanni in Persiceto, San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale, Sant’Agata Bolognese, Sasso Marconi, Savigno, Vergato, Zola Predosa

Avvocato matrimonialista Anzola dell’Emilia, Argelato, Baricella, Bazzano, Bentivoglio, Bologna, Borgo Tossignano, Budrio, Calderara di Reno, Camugnano,Casalecchio di Reno, Casalfiumanese, Castel d’Aiano, Castel del Rio, Castel di Casio, Castel Guelfo di Bologna, Castel Maggiore, Castel San Pietro Terme, Castello d’Argile, Castello di Serravalle,Castenaso, Castiglione dei Pepoli, Crespellano, Crevalcore, Dozza, Fontanelice, Gaggio Montano, Galliera, Granaglione, Granarolo dell’Emilia, Grizzana Morandi, Imola, Lizzano in Belvedere, Loiano, Malalbergo, Marzabotto, Medicina, Minerbio, Molinella, Monghidoro, Monte San Pietro, Monterenzio, Monteveglio, Monzuno, Mordano, Ozzanodell’Emilia, Pianoro, Porretta Terme, Sala Bolognese, San BenedettoVal di Sambro, San Giorgio di Piano, San Giovanni in Persiceto, San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale, Sant’Agata Bolognese, Sasso Marconi, Savigno, Vergato, Zola Predosa

 

 

 

avvocato esperto bologna
Post in evidenza

separazione tradimento della moglie Bologna separazione con addebito Bologna tradimento del coniuge tradimento del coniuge e separazione con addebito tradimento del coniuge e separazione con addebito separazione per tradimento del coniuge

SEPARAZIONE ADULTERIO,PROVA, TRADIMENTOseparazione tradimento della moglie Bologna separazione con addebito Bologna tradimento del coniuge tradimento del coniuge e separazione con addebito tradimento del coniuge e separazione con addebito separazione per tradimento del coniuge

achspspsp achiamspspspspsp

In caso di tradimento, non basta assegnare l’addebito al coniuge fedifrago, che dovrà anche rifondere i danni all’altro perchè «il desiderio di libertà e felicità» cercato all’esterno «comporta la disgregazione della famiglia» passibile di danni.

La cassazione dice che non basta l’addebito in caso di corna ma deve essere riconosciuto un quid pluris cioè un risarcimento per il tradimento.

atortaSCRITTA

Lo ha stabilito la Cassazione (sentenza 8862/12) accogliendo il ricorso di una moglie tradita.

COSA E’ IL DANNO DA CORNA E PERCHE’ VIENE SANZIONATO?

 

Avvocato Sergio Armaroli ,tratta separazioni e divorzi in tutta Italia.

 

Il danno da corna provoca una frattura nella coppia,se il coniuge viene tradito .

 

In questo modo, la Prima sezione civile – sentenza 8862 – ha accolto il ricorso di una moglie tradita di Macerata, che chiedeva appunto i ‘danni da tradimento’.

Era accaduto che la Corte d’appello di Ancona, il 16 aprile 2010, addebitasse la colpa del fallimento nuziale al marito, disponendo l’affidamento congiunto delle figlie minorenni con collocamento dalla madre, escludendo il risarcimento dei danni da tradimento. Il ragionamento seguito dai giudici di merito muoveva dal presupposto che la condotta dell’uomo “non sarebbe antigiuridica” e che la domanda di risarcimento del danno “contrasterebbe con il diritto del coniuge di perseguire le proprie scelte personali, soprattutto in conseguenza della legge che ha eliminato il carattere illecito dell’adulterio”. Un ragionamento che la Cassazione non ha condiviso, facendo notare che dire che il tradimento è già sanzionato con l’addebito della separazione “non tiene conto dell’evoluzione giurisprudenziale di questi anni”

La Corte d’appello di Ancona addebita la colpa del fallimento nuziale al marito, disponendo l’affidamento congiunto delle figlie minorenni con collocamento dalla madre, escludendo il risarcimento dei danni da tradimento.

COSA E’ IL DANNO DA CORNA E PERCHE’ VIENE SANZIONATO?

 

Avvocato Sergio Armaroli ,tratta separazioni e divorzi in tutta Italia.

 

Il danno da corna provoca una frattura nella coppia,se il coniuge viene tradito .

MONDRIAN

A fronte dell’adulterio, il richiedente l’addebito ha assolto all’onere della prova su di lui gravante, non essendo egli onerato anche della dimostrazione dell’efficienza causale dal medesimo svolta; spetta, di conseguenza, all’altro coniuge di provare, per evitare l’addebito, il fatto estintivo e cioè che l’adulterio sopravvenne in un contesto familiare già disgregato, al punto che la convivenza era mero simulacro; ne deriva parimenti che, una volta accertato l’adulterio, la sentenza che su tale premessa fonda la pronuncia di addebito è sufficientemente motivata (così ancora la citata Cass. 14 febbraio 2012, n. 2059).

Dall’altro lato, l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata infedeltà non è stata positivamente accertata dalla corte del merito, la quale, dopo attento esame di tutti gli elementi della fattispecie emersi nel corso del giudizio, ha infine escluso che nel caso concreto i fatti dalla responsabile allegati (litigi e l’abitudine di dormire in camere separate) fossero indizi concludenti ed inequivoci della pregressa situazione di intollerabilità della convivenza e della natura di mero simulacro ed apparenza della medesima, posto che comunque essi non impedirono la prosecuzione anche dei rapporti fra di loro.

avvocati Bologna, avvocato online, consulenza legale ,studio legale, avvocato

separazione tradimento della moglie

separazione con addebito tradimento del coniuge

tradimento del coniuge e separazione con addebito

tradimento del coniuge e separazione con addebito

FOTOFOTO43separazione per tradimento del coniuge

AAAAFOTO BRACCIO DI FERRO 

avvocati Bologna, avvocato online, consulenza legale ,studio legale, avvocato

separazione tradimento della moglie 0Bologna  separazione con addebito Bologna tradimento del coniuge  tradimento del coniuge e separazione con addebito  tradimento del coniuge e separazione con addebito  separazione per tradimento del coniuge

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE I CIVILE

Sentenza 23 maggio 2014, n. 11516

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FORTE Fabrizio – Presidente –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 27217/2012 proposto da:

M.A. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliata in ROMA, LUNGOTEVERE FLAMINIO 28, presso l’avvocato IOANNUCCI MATTIA, rappresentata e difesa dall’avvocato MARTINI Marisa, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

V.A., elettivamente domiciliato in ROMA, Via CRESCENZIO 20, presso l’avvocato LABELLA VALERIA, rappresentato e difeso dall’avvocato SCACCHETTI Maria Grazia, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1166/2012 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA, depositata il 23/08/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 08/04/2014 dal Consigliere Dott. LOREDANA NAZZICONE;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato SANDRA AROMOLO, con delega, che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito, per il controricorrente, l’Avvocato MARIA GRAZIA SCACCHETTI che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CERONI Francesca, che ha concluso per l’inammissibilità, o in subordine rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo

Con sentenza del 23 agosto 2012, la Corte d’appello di Bologna, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Modena, ha dichiarato l’addebito della separazione ad M.A., escludendone il diritto all’assegno di mantenimento e dichiarando inammissibile la domanda di alimenti proposta dalla medesima, per il resto confermando la sentenza di primo grado.

La corte territoriale ha ritenuto, per quanto ancora rileva, che l’addebito della separazione derivasse dalla prova documentale della violazione del dovere di fedeltà, acquisita mediante la relazione investigativa ed i tabulati telefonici depositati in atti, i quali palesavano la relazione della moglie in epoca anteriore alla sua domanda di separazione; nè questa aveva provato l’anteriorità della crisi coniugale, posto che i generici litigi fra i coniugi, dalla stessa dedotti, rappresentano accadimenti fisiologici nella vita di coppia inidonei da soli a configurare l’intollerabilità della convivenza, mentre la circostanza dell’uso di camere separate non appariva giustificata dalla dedotta ragione della esistenza di una convivenza solo formale.

Ha aggiunto che, all’udienza di precisazione delle conclusioni in primo grado del 10 novembre 2011, la M. non aveva ripetuto la domanda di addebito della separazione al marito, nè le istanze istruttorie, da ritenersi quindi implicitamente rinunciate, anche tenuto conto della concorde rinuncia operata al deposito delle comparse conclusionali.

Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione M. A., affidato a sette motivi. Resiste V.A. con controricorso, nel quale deduce la nullità della procura per il giudizio, per la sua numerazione non consecutiva rispetto alla pagina precedente e successiva. La parte ricorrente ha, altresì, depositato la memoria di cui all’art. 378 c.p.c.

Motivi della decisione

1. – Con il primo motivo, la ricorrente deduce la violazione ed errata applicazione degli art. 189, 345 e 356 c.p.c., ed il vizio di motivazione, per non avere la corte d’appello ammesso i mezzi istruttori circa l’addebito della crisi al marito, in quanto rinunciati per il mancato richiamo di essi nelle conclusioni formulate.

Con il secondo motivo, deduce la violazione ed errata applicazione dell’art. 143 c.c., comma 2, art. 151 c.c., comma 2 e art. 2697 c.c., nonchè il vizio di motivazione, per avere la sentenza impugnata addebitato la separazione alla moglie, violando il principio secondo cui la pronuncia di addebito non può fondarsi solo sulla violazione dei doveri coniugali, dovendosi invece accertare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale, e censurando la decisione stessa per avere ritenuto provato tale nesso.

Con il terzo motivo, lamenta la violazione ed errata applicazione dell’art. 115 c.p.c. e art. 2697 c.c., ed il vizio di motivazione, per avere la corte d’appello ritenuto provata la violazione del dovere di fedeltà sulla base della relazione investigativa e dei tabulati telefonici, documenti tuttavia tempestivamente contestati ed inidonei a provare la circostanza.

Con il quarto motivo, deduce la violazione dell’art. 146 c.c., comma 25, art. 151 c.c., comma 2, art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c., oltre al vizio di motivazione, per avere ritenuto provato il nesso causale fra il tradimento e l’intollerabilità della convivenza, ritenendo sussistente la pregressa situazione di serenità del rapporto coniugale e la durata adeguatamente lunga dell’infedeltà, fondandosi unicamente sulle affermazioni del V., e non considerando invece altri elementi cagione di quella intollerabilità, quali la frequentazione di locali notturni da parte del marito, il disinteresse sessuale della moglie, la sua depressione.

Con il quinto motivo, deduce ancora la violazione ed errata applicazione dell’art. 146 c.c., comma 2, art. 151 c.c., comma 2, art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c., oltre al vizio di motivazione, per non avere la sentenza impugnata ritenuto la crisi coniugale anteriore al presunto tradimento.

Con il sesto motivo, lamenta la violazione degli artt. 115 e 244 c.p.c., art. 2704 c.c. ed il vizio di motivazione, in quanto la relazione investigativa era stata redatta da un terzo su incarico del marito, dunque senza le garanzie del contraddittorio, laddove l’investigatore aveva narrato una serie di fatti giungendo a conclusioni del tutto personali, e quindi non poteva costituire una prova piena, neanche in ordine alle date dei fatti fotografati.

Con il settimo motivo, denunzia il vizio di motivazione, per avere la sentenza impugnata affermato che il primo giudice, senza essere censurato sul punto dall’appellata, avesse comunque ravvisato la prova dell’infedeltà, pur giungendo ad escludere l’addebito.

2. – E’ infondata l’eccezione di difetto di procura in capo al difensore della ricorrente, in quanto essa, come risulta dall’originale dell’atto, è stata spillata al ricorso e reca una collocazione anteriore alla relata di notifica, situazione che rende irrilevante l’errore materiale dell’apposizione su pagina recante il numero “38”, sebbene posta fra il numero “40” ed il numero “41”.

Infatti il requisito della materiale congiunzione tra il foglio separato, con il quale la procura sia stata rilasciata, e l’atto a cui essa accede, non si sostanzia nella necessità di una cucitura meccanica, ma ha riguardo ad un contesto di elementi che consentano, alla stregua del prudente apprezzamento di fatti e circostanze, di conseguire una ragionevole certezza in ordine alla provenienza dalla parte del potere di rappresentanza ed alla riferibilità della procura stessa al giudizio di cui si tratta (cfr. Cass. 12 gennaio 2012, n. 336 e 19 dicembre 2008, n. 29785, fra le molte).

Nel caso di specie il prudente apprezzamento di fatti e circostanze consente di conseguire una ragionevole certezza in ordine alla riferibilità della procura stessa al giudizio di cui si tratta: attesa la materiale congiunzione della procura al ricorso, prima della relazione di notificazione.

ACHI33. – Il primo motivo è infondato.

La corte d’appello ha ritenuto non riproposte, all’udienza di precisazione delle conclusioni in primo grado del 10 novembre 2011, la domanda di addebito della separazione e le istanze istruttorie, dunque implicitamente rinunciate, argomentando anche dalla contestuale concorde rinuncia al deposito delle comparse conclusionali, dimostrazione dell’intento delle parti di tenere ferme le conclusioni già formulate e, in particolare, per la M., la domanda di affido condiviso del figlio, la collocazione del medesimo presso di sè e l’assegno di mantenimento di Euro 1.200,00.

Essendo incontestato il mancato richiamo di quelle domande ed istanze all’udienza, la corte d’appello ha fatto corretta applicazione del principio consolidato, e da cui non vi è ragione di discostarsi, secondo cui “la mancata riproposizione della domanda (o eccezione) nella precisazione delle conclusioni comporta l’abbandono della stessa, assumendo rilievo solo la volontà espressa della parte, in ossequio al principio dispositivo che informa il processo civile, con conseguente irrilevanza della volontà rimasta inespressa” (ad esclusione del caso di pregiudizialità tecnico-giuridica tra le domande, ove solo sussiste la presunzione di persistenza della domanda pregiudiziale non reiterata, salvo che la parte interessata espressamente non vi rinunci e sempre che non sia necessario, per legge, decidere la questione pregiudiziale con efficacia di giudicato: da ultimo, Cass. 5 luglio 2013, n. 16840; Cass. 29 gennaio 2013, n. 2093; quanto alla rilevanza della non riproposizione delle istanze istruttorie, cfr. Cass. 27 giugno 2012, n. 10748).

4. I rimanenti motivi del ricorso, che possono essere trattati congiuntamente in quanto intimamente connessi, mirano a censurare la decisione di addebito della separazione alla moglie (da cui la conseguente esclusione del diritto all’assegno di mantenimento ex art. 156 c.c.).

Essi non possono trovare accoglimento.

La corte d’appello ha ritenuto: a) provata la relazione extraconiugale della M., e b) che tale relazione fu la causa della definitiva rottura del rapporto personale fra i coniugi.

4.1. – Sotto il primo profilo, la ricorrente si duole del fatto che la corte territoriale abbia fondato il proprio convincimento su di una relazione investigativa redatta da persona incaricata dal marito, sulle fotografie in essa contenute e su alcuni tabulati telefonici dal medesimo prodotti.

Quanto all’utilizzo della relazione investigativa redatta da tecnico incaricato da una delle parti del giudizio, la liceità di tale condotta è stata da questa Corte reiteratamente affermata: così, nell’ambito dei rapporti di lavoro, ove è consentito al datore di incaricare un’agenzia investigativa al fine di verificare condotte illecite da parte dei dipendenti (fra le altre, Cass. 22 novembre 2012, n. 20613; Cass. 8 giugno 2011, n. 12489; Cass. 14 febbraio 2011, n. 3590; Cass. 22 dicembre 2009, n. 26991, quest’ultima discorrendo della facoltà del datore di ricorrere ai mezzi necessari ad assicurare la stessa sopravvivenza dell’impresa contro attività fraudolente; Cass. 9 luglio 2008, n. 18821; Cass. 7 giugno 2003 n. 9167).

Nel contesto della materia familiare, parimenti il ricorso all’ausilio di un investigatore privato è ammesso da questa Corte, laddove ne ha soltanto dichiarato la non ripetibilità delle spese (Cass. 12 aprile 2006, n. 8512; Cass. 24 febbraio 1975, n. 683).

Nella specie, la corte d’appello ha ritenuto che la violazione del dovere di fedeltà, comprovata da tali documenti, fosse poi anteriore (estate 2003) alla domanda di separazione (novembre 2003), sulla base delle date risultanti dai tabulati telefonici e dalle fotografie:

dunque, essa ha attribuito rilievo a dati del tutto oggettivi, non alle mere deduzioni dell’investigatore privato incaricato.

Tale accertamento in fatto, essendo adeguatamente motivato, non si presta pertanto ad alcuna censura da parte di questa Corte.

4.2. – Sotto il secondo profilo, la ricorrente si duole altresì del convincimento, raggiunto dalla sentenza impugnata, secondo cui proprio tale adulterio fu la causa efficiente di cessazione della tollerabilità della convivenza.

La corte del merito ha ritenuto l’idoneità causale della relazione extraconiugale della M. ad incidere sul rapporto coniugale, mentre non ha ravvisato la prova dell’anteriorità della crisi del medesimo: ha evidenziato, da un lato, la durata e l’intensità della relazione adulterina e, dall’altro lato, la non concludenza dei dati offerti dalla responsabile circa i precedenti litigi dei coniugi e l’uso di camere separate.

Tali argomentazioni non si prestano a censure, sotto il profilo del vizio di motivazione che solo può dedursi, al riguardo, in questa sede, alla luce del principio secondo cui, in tema di separazione giudiziale dei coniugi, si presume che l’inosservanza del dovere di fedeltà, per la sua gravità, determini l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, giustificando così, di per sè, l’addebito al coniuge responsabile, salvo che questi dimostri che l’adulterio non sia stato la causa della crisi familiare, essendo questa già irrimediabilmente in atto, sicchè la convivenza coniugale era ormai meramente formale (da ultimo, Cass. 14 febbraio 2012, n. 2059; Cass. 7 dicembre 2007, n. 25618).

Ciò vuol dire che, a fronte dell’adulterio, il richiedente l’addebito ha assolto all’onere della prova su di lui gravante, non essendo egli onerato anche della dimostrazione dell’efficienza causale dal medesimo svolta; spetta, di conseguenza, all’altro coniuge di provare, per evitare l’addebito, il fatto estintivo e cioè che l’adulterio sopravvenne in un contesto familiare già disgregato, al punto che la convivenza era mero simulacro; ne deriva parimenti che, una volta accertato l’adulterio, la sentenza che su tale premessa fonda la pronuncia di addebito è sufficientemente motivata (così ancora la citata Cass. 14 febbraio 2012, n. 2059).

Dall’altro lato, l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata infedeltà non è stata positivamente accertata dalla corte del merito, la quale, dopo attento esame di tutti gli elementi della fattispecie emersi nel corso del giudizio, ha infine escluso che nel caso concreto i fatti dalla responsabile allegati (litigi e l’abitudine di dormire in camere separate) fossero indizi concludenti ed inequivoci della pregressa situazione di intollerabilità della convivenza e della natura di mero simulacro ed apparenza della medesima, posto che comunque essi non impedirono la prosecuzione anche dei rapporti fra di loro.

Nella vicenda in esame, in conclusione, la corte non ha ritenuto provati, con argomentazioni immuni da vizi motivazionali, elementi idonei a retrodatare la situazione di intollerabile crisi a data anteriore all’infedeltà della moglie.

5. – Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come nel dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite, liquidate nella misura di Euro 4.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre a spese forfetarie ed accessori, come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 8 aprile 2014.

Depositato in Cancelleria il 23 maggio 2014

image

addebito separazione

dopo la separazione

separazione in casa

una separazione

la separazione

separazione e divorzio

separazione consensuale

gradi di separazione

separazione giudiziale

separazione beni

 

Separazioni divorzi,separazioni figli separazioni consensuali avvocato separazioni Pratiche di separazione e divorzio Bologna Pratiche di separazione e divorzio Casalfiumanese Pratiche di separazione e divorzio Porretta Terme Pratiche di separazione e divorzio Crespellano Pratiche di separazione e divorzio Baricella Pratiche di separazione e divorzio Pianoro Pratiche di separazione e divorzio Zola Predosa Pratiche di separazione e divorzio Molinella Pratiche di separazione e divorzio Sala Bolognese Pratiche di separazione e divorzio Medicina Pratiche di separazione e divorzio Castel Guelfo di Bologna Pratiche di separazione e divorzio Budrio Pratiche di separazione e divorzio Castiglione dei Pepoli Pratiche di separazione e divorzio San Benedetto Val di Sambro Pratiche di separazione e divorzio Crevalcore Cause civili San Pietro in Casale Cause penali San Pietro in Casale Cause legali San Pietro in Casale Pratiche di successione San Pietro in Casale Gestione contenziosi San Pietro in Casale
Separazioni divorzi,separazioni figli separazioni consensuali avvocato separazioni Pratiche di separazione e divorzio Bologna Pratiche di separazione e divorzio Casalfiumanese Pratiche di separazione e divorzio Porretta Terme Pratiche di separazione e divorzio Crespellano Pratiche di separazione e divorzio Baricella Pratiche di separazione e divorzio Pianoro Pratiche di separazione e divorzio Zola Predosa Pratiche di separazione e divorzio Molinella Pratiche di separazione e divorzio Sala Bolognese Pratiche di separazione e divorzio Medicina Pratiche di separazione e divorzio Castel Guelfo di Bologna Pratiche di separazione e divorzio Budrio Pratiche di separazione e divorzio Castiglione dei Pepoli Pratiche di separazione e divorzio San Benedetto Val di Sambro Pratiche di separazione e divorzio Crevalcore Cause civili San Pietro in Casale Cause penali San Pietro in Casale Cause legali San Pietro in Casale Pratiche di successione San Pietro in Casale Gestione contenziosi San Pietro in Casale

 

Separazioni divorzi,separazioni figli separazioni consensuali avvocato separazioni

Pratiche di separazione e divorzio Bologna

Pratiche di separazione e divorzio Casalfiumanese

Pratiche di separazione e divorzio Porretta Terme

Pratiche di separazione e divorzio Crespellano

Pratiche di separazione e divorzio Baricella

Pratiche di separazione e divorzio Pianoro

Pratiche di separazione e divorzio Zola Predosa

Pratiche di separazione e divorzio Molinella

Pratiche di separazione e divorzio Sala Bolognese

Pratiche di separazione e divorzio Medicina

Pratiche di separazione e divorzio Castel Guelfo di Bologna

Pratiche di separazione e divorzio Budrio

Pratiche di separazione e divorzio Castiglione dei Pepoli

Pratiche di separazione e divorzio San Benedetto Val di Sambro

Pratiche di separazione e divorzio Crevalcore

Cause civili San Pietro in Casale

Cause penali San Pietro in Casale

Cause legali San Pietro in Casale

Pratiche di successione San Pietro in Casale

Gestione contenziosi San Pietro in Casale

Avvocati Anzola Dell’emilia

Avvocati Anzola Emilia

Avvocati Argelato

Avvocati B0logna

Avvocati Baricella

Avvocati Bazzano

Avvocati molinella

Avvocati Bentivolgio

Avvocati Bolgona

Avvocati Bologan

Avvocati Bologna

Avvocati Budrio

Avvocati Calcara

Avvocati Calderara Di Reno

achibella sepdivfiglAvvocati Camugnano

Avvocati Casalacchio Di Reno

Avvocati Casalecchio Di Reno

Avvocati Casalfiumanese

Avvocati Castel Guelfo

Avvocati Castel Maggiore

Avvocati Castel S. Pietro

Avvocati Castel S. Pietro Terme

Avvocati Castel San Pietro

Avvocati Castel San Pietro T.

Avvocati Castel San Pietro Terme

Avvocati Castello D’ Argile

Avvocati Castello D’argile

Avvocati Castello Di Serravalle

Avvocati Castelmaggiore

Avvocati Castenaso

Avvocati Castiglione Dei Pepoli

Avvocati Cento

Avvocati Ceretolo (casalecchio)

Avvocati Crespellano

Avvocati Crevalcore

Avvocati Crevalcore – Bevilacqua

– Lagaro

Avvocati Dozza

Avvocati Ferrara

Avvocati Funo – Argelato

Avvocati Funo Di Argelato

Avvocati Galliera

Avvocati Granarolo Dell’ Emilia

Avvocati Granarolo Dell’emilia

Avvocati Granarolo Emilia

Avvocati Grizzana Morandi

Avvocati Imola

Avvocati Loiano

Avvocati Malalbergo

Avvocati Marzabotto

Avvocati Medicina

Avvocati Minerbio

Avvocati Modena

Avvocati Molinella

Avvocati Molinella – Loc Alberino

Avvocati Molinella Loc. Alberino

Avvocati Monte San Pietro

Avvocati Monterenzio

Avvocati Monteveglio

Avvocati Osteria Grande

Avvocati Ozzano Dell’emilia

Avvocati Ozzano Emilia

Avvocati Pian Del Voglio

Avvocati Pian Di Macina

Avvocati Pianoro

Avvocati Pianoro Loc. Rastignano

Avvocati Pianoro Vecchio

Avvocati Pieve Di Cento

Avvocati Porretta Terme

Avvocati Rastignano

Avvocati Rastignano – Pianoro

Avvocati Rastignano (pianoro)

Avvocati Rastignano Di Pianoro

Avvocati Reggio Emilia

Avvocati Riale Di Zola Predosa

Avvocati S. Agata Bolognese

Avvocati S. Giorgio Di Piano

Avvocati S. Giovanni In Persiceto

Avvocati S. Lazzaro Di Savena

Avvocati S. Pietro In Casale

Avvocati S.giorgio Di Piano

Avvocati S.lazzaro Di Savena

Avvocati Sala Bolognese

Avvocati San Giorgio Di Piano

Avvocati San Giovanni In Persiceto

Avvocati San Lazzaro Di Savena

Avvocati San Matteo Della Decima

Avvocati San Pietro In Casale

Avvocati Sant’agata Bolognese

Avvocati Sasso Marconi

Avvocati Toscanella Di Dozza

Avvocati Urbino

Avvocati Vergato

Avvocati Villanova Di Castenaso

Avvocati Zola Predosa

 

Separazioni divorzi,separazioni figli separazioni consensuali avvocato separazioni Pratiche di separazione e divorzio Bologna Pratiche di separazione e divorzio Casalfiumanese Pratiche di separazione e divorzio Porretta Terme Pratiche di separazione e divorzio Crespellano Pratiche di separazione e divorzio Baricella Pratiche di separazione e divorzio Pianoro Pratiche di separazione e divorzio Zola Predosa Pratiche di separazione e divorzio Molinella Pratiche di separazione e divorzio Sala Bolognese Pratiche di separazione e divorzio Medicina Pratiche di separazione e divorzio Castel Guelfo di Bologna Pratiche di separazione e divorzio Budrio Pratiche di separazione e divorzio Castiglione dei Pepoli Pratiche di separazione e divorzio San Benedetto Val di Sambro Pratiche di separazione e divorzio Crevalcore Cause civili San Pietro in Casale Cause penali San Pietro in Casale Cause legali San Pietro in Casale Pratiche di successione San Pietro in Casale Gestione contenziosi San Pietro in Casale
Separazioni divorzi,separazioni figli separazioni consensuali avvocato separazioni
Pratiche di separazione e divorzio Bologna
Pratiche di separazione e divorzio Casalfiumanese
Pratiche di separazione e divorzio Porretta Terme
Pratiche di separazione e divorzio Crespellano
Pratiche di separazione e divorzio Baricella
Pratiche di separazione e divorzio Pianoro
Pratiche di separazione e divorzio Zola Predosa
Pratiche di separazione e divorzio Molinella
Pratiche di separazione e divorzio Sala Bolognese
Pratiche di separazione e divorzio Medicina
Pratiche di separazione e divorzio Castel Guelfo di Bologna
Pratiche di separazione e divorzio Budrio
Pratiche di separazione e divorzio Castiglione dei Pepoli
Pratiche di separazione e divorzio San Benedetto Val di Sambro
Pratiche di separazione e divorzio Crevalcore
Cause civili San Pietro in Casale
Cause penali San Pietro in Casale
Cause legali San Pietro in Casale
Pratiche di successione San Pietro in Casale
Gestione contenziosi San Pietro in Casale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

risarcibile il danno non patrimoniale conseguente ad immissioni illecite che turbino il diritto al normale svolgimento della vita familiare all’interno della propria abitazione [cfr. Cass., 7 maggio 2018, n. 10861

AVVOCATO BOLOGNA:DIFENDERSI DAI VICINI MOLESTI

Assistenza Consulenza legale TOP BARICELLA  MALALBERGO GALLIERA
Assistenza Consulenza legale TOP BARICELLA  MALALBERGO GALLIERA

risarcibile il danno non patrimoniale conseguente ad immissioni illecite che turbino il diritto al normale svolgimento della vita familiare all’interno della propria abitazione [cfr. Cass., 7 maggio 2018, n. 10861

L’assenza di un danno biologico documentato non osta al risarcimento del danno non patrimoniale conseguente ad immissioni illecite, allorché siano stati lesi il diritto al normale svolgimento della vita familiare all’interno della propria abitazione ed il diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane, quali diritti costituzionalmente garantiti – con riferimento, in particolare, all’art. 42, comma 2, Cost., che tutela la proprietà privata e detta i limiti per la compressione del relativo diritto – nonché tutelati dall’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, norma alla quale il giudice interno è tenuto ad uniformarsi a seguito della c.d. “comunitarizzazione” della CEDU.

Corte di cassazione, Sez. II civ. ordinanza 7 maggio 2018, n. 10861

Corte di Appello di Venezia, sentenza 6 giugno 2012, n. 1346

EREDE LESIONE LEGITTIMA QUANDO UNA VENDITA NASCONDE UNA DONAZIONE
EREDE LESIONE LEGITTIMA QUANDO UNA VENDITA NASCONDE UNA DONAZIONE

 LA SENTENZA TRIBUNALE DI BOLOGNA  NUMERO Sentenza n.20462/2019

TRATTA DALLA RIVISTA ONLINE GIURAEMILIA

DI UN MAGISTRATO SEMPRE ATTENTO PUNTUALE E PRECISO LA DOTTORESSA ARCERI , SENTENZA DI UCI RISPOTIAMO IL FATTO  E LE MOTIVAZIONI

I FATTI

AVVOCATI A BOLOGNA STUDIO LEGALE AVVOCATO SERGIO ARMAROLI MATERIE TRATTATEAvvocati civilisti Bologna, avvocati penalisti Bologna,avvocati del lavoro Bologna, avvocati separazione Bologna, avvocati minori Bologna, avvocati divorzio Bologna, avvocati per separazione tribunale di Bologna, avvocati incidenti stradali Bologna, avvocati online Bologna, avvocati assistenza legale Bologna , avvocati diritto del lavoro Bologna, avvocati matrimonialisti Bologna, avvocati familiaristi Bologna
AVVOCATI A BOLOGNA STUDIO LEGALE AVVOCATO SERGIO ARMAROLI MATERIE TRATTATEAvvocati civilisti Bologna, avvocati penalisti Bologna,avvocati del lavoro Bologna, avvocati separazione Bologna, avvocati minori Bologna, avvocati divorzio Bologna, avvocati per separazione tribunale di Bologna, avvocati incidenti stradali Bologna, avvocati online Bologna, avvocati assistenza legale Bologna , avvocati diritto del lavoro Bologna, avvocati matrimonialisti Bologna, avvocati familiaristi Bologna

La controversia, di competenza di questo Tribunale in quanto riguardante, oltre che la materia delle immissioni tra fondi, anche la lesione di diritti fondamentali dell’attrice, è stata promossa da X , di professione dottore commercialista, per ottenere il ristoro dei danni tutti, biologico ed esistenziale, derivanti dalle condotte, descritte in atti, serbate per lungo tempo dalla vicina di casa Y, tali da minare la sua serenità, deteriorare la qualità di vita e da ultimo, pregiudicarne lo stato di salute.

La causa è stata istruita mediante audizione di testimoni e consulenza tecnica d’ufficio, e deve essere decisa, ad avviso del Tribunale, in senso favorevole a parte attrice, con accoglimento, in via integrale, delle domande svolte.

Risulta infatti confermato, come parte attrice ha esposto e lamentato in atto introduttivo, con argomentazioni e affermazioni sufficientemente specifiche, tali da consentire comunque a questo giudice la qualificazione giuridica della fattispecie, che Y , fin dall’ingresso di parte attrice nell’appartamento da costei acquistato nel medesimo piccolo stabile, aveva iniziato a porre in essere nei riguardi della stessa sistematici comportamenti di vessazione e disturbo.

 

CONCLUSIONI
la perizianda si è sottoposta a controlli specialistici psichiatrici nel corso degli anni e segue una terapia farmacologica a base di ansiolitici che però, consistendo semplicemente nella somministrazione di 6-8 gocce di Xanax alla sera si deve qualificare come blanda;

è del tutto plausibile una riduzione del comportamento sociale ed una significativa incidenza negativa nell’espletamento di un’attività lavorativa di tipo concettuale.

Per quanto sopra esposto, il permanente quadro psicopatologico accertato a carico della perizianda configuraun Disturbo dell’Adattamento, a prevalente componente ansiosa, di gravità medio-alta.

D’altronde, nel caso di specie il nesso di causalità tra l’evento causale così come descritto in atti e ribadito dalla perizianda e la patologia psichiatrica attualmente accertata in sede di visita peritale è soddisfatto, tenuto conto del plausibile rapporto cronologico, topografico e di continuità fenomenica, dell’esclusione di altre possibili cause stando a quanto ostensibile attualmente, nonché soprattutto dell’indiscutibile idoneità lesiva del predetto evento causale, che proprio in ragione della sua intrinseca, estrema gravità è di per sé in grado di costituire una causa unica ed esclusiva della succitata patologia psichiatrica.

Dunque, sussiste un valido nesso di causalità tra i rilevanti fatti denunciati e la successiva comparsa di un apprezzabile disturbo psichiatrico, attualmente stabilizzato con postumi, che, tenuto conto delle indicazioni dei più autorevoli barémes medico-legali1, è quantificabile nella misura del 10% quale danno biologico con pari danno alla capacità lavorativa specifica (10%):circa le tematiche inerenti il danno morale, esistenziale e la personalizzazione del danno, trattandosi di argomenti che esulano dalle mie competenze specifiche, rinvio ogni valutazione all’equo apprezzamento della S.V.Ill.ma. Sempre con criterio biologico, e dunque in considerazione dei dati che emergono dal decorso clinico della patologia psichiatrica di cui è risultata affetta la perizianda, nonché delle comuni conoscenze mediche concernenti la sua evoluzione, si è realizzato un periodo di inabilità temporanea parziale al 50% per 6 mesi e di inabilità temporanea parziale al 25% per altri 6 mesi; terminato questo periodo la malattia si è stabilizzata in postumi permanenti.

La spese mediche sostenute e documentate in atti sono riferite a prestazioni sanitarie da ritenersi congrue alla fattispecie. Non sono prevedibili future spese mediche, stante la consolidazione della malattia traumatica in postumi, che per definizione sono permanenti e quindi non più suscettibili di sostanziali modificazioni.

Ne discende che la prevenuta ha diritto ad ottenere, da parte della convenuta, il risarcimento dei danni lamentati, che indubbiamente, oltre ad afferire alla sua sfera personale, si sono tradotti anche in un rilevante calo della produttività specifica sul lavoro (7%), per non tacere del danno arrecatole alla libertà di godimento della propria abitazione ed in generale, alla piena realizzazione della vita personale.

Da tempo, infatti, la giurisprudenza di legittimità reputa pienamente risarcibile il danno non patrimoniale conseguente ad immissioni illecite che turbino il diritto al normale svolgimento della vita familiare all’interno della propria abitazione [cfr. Cass., 7 maggio 2018, n. 10861, che, dando continuità a quanto affermato da Cass. Sez. Un., 1 febbraio 2017, n. 2611, ha ribadito che l’assenza di un danno biologico documentato non osta al risarcimento del danno non patrimoniale conseguente ad immissioni illecite, allorché siano stati lesi il diritto al normale svolgimento della vita familiare all’interno della propria abitazione ed il diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane, quali diritti costituzionalmente garantiti (con riferimento, in particolare, all’art. 42, comma 2, Cost., che tutela la proprietà privata e detta i limiti per la compressione del relativo diritto).

Il tutto, per la particolare afflittività e protrazione della condotta, giustifica una personalizzazione del risarcimento richiesto, in massima misura, danno da liquidarsi mediante ricorso alle Tabelle milanesi.

Il difensore di parte attrice ha così argomentato la quantificazione dei danni richiesti:

Alla luce della documentazione versata in atti, del portato testimoniale e delle considerazioni elaborate dal consulente tecnico di ufficio, dunque e in sintesi, applicando le consolidate Tabelle del Tribunale di Milano (che inglobano il danno morale): Età del danneggiato (anni 48); Percentuale di invalidità permanente: 10%; Giorni di Invalidità Temporanea Parziale al 50 giorni 180 e al 25% giorni 180; si propone la seguente quantificazione del danno, sulla base dei predetti parametri e assumendo a euro 120,00 il punto di invalidità temporaneo (salvo rettifica): Danno biologico permanente: Euro 21.370,00 Invalidità Temporanea Parziale al 50%: Euro 10.800,00; Invalidità Temporanea Parziale al 25%: Euro 5.400,00; Aumento personalizzato (10% circa): Euro 4.000,00; danno alla Capacità lavorativa specifica, in via equitativa: € 10.000,00; €. Spese mediche sostenute e documentate: € 2.000,00 spese di CTU; € 3.375,00 Spese mediche documentate riconosciute dal CTU.

LA DECISIONE :

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni altra istanza disattesa o assorbita, così dispone:

Dichiara tenuta e condanna Y , per i fatti di cui in motivazione, a rifondere l’attrice X dell’intero pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale arrecatole per le condotte di cui in narrativa, e pertanto, al pagamento in favore della stessa di € 54.945,00, oltre interessi legali dalla data della domanda e fino al saldo;

Condanna altresì la parte convenuta a rimborsare alla parte attrice le spese di lite, che si liquidano in € 554,9 per anticipazioni, € 10.000 per compensi, oltre IVA, CPA e spese generali come per legge, oltre al rimborso delle spese di CTU e CTP anticipate e documentate.

 

 

CREMONA MILANO PAVIA BRESCIA BANCAROTTA FRAUDOLENTA DIFENDITI

concorso tra il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e quello di bancarotta fraudolenta per distrazione

 

Fallimento ed altre procedure concorsuali – Distruzione dei documenti contabili al fine di evadere le imposte – Bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione e documentale – Reato di pericolo – Sufficiente il dolo generico. – Procedimento –

Il fatto

Con la sentenza impugnata la Corte d’Appello di Firenze ha confermato

la condanna in primo grado alla pena di giustizia nei confronti degli imputati P. e B., entrambi amministratori di fatto e di diritto della srl I., per i delitti di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione e documentale, aggravata dal danno di rilevante entità e dall’aver compiuto più fatti di bancarotta, nonché per il delitto ex art. 110 cp e 10 D.lvo 74/2000, per aver distrutto, al fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto, i documenti contabili. Epoca del fallimento, Maggio 2008.

che col primo motivo, dopo aver richiamato la sentenza di questa Sezione nr 47502 del 2012, cosiddetta C., ha lamentato l’errata applicazione delle norme incriminatrici di riferimento,

poiché la decisione non aveva svolto alcuna indagine sull’accertamento del nesso di causalità tra la condotta distrattiva posta in essere dall’imputato e lo stato di insolvenza della società, né sulla sua volontà o quantomeno sulla rappresentazione circa il fallimento della stessa. Per altro aspetto è stato evidenziato che la documentazione contabile reperita sarebbe stata sufficiente a ricostruire l’intero volume di affari, non ravvisandosi, quindi, un comportamento realmente offensivo del bene tutelato, né l’elemento psicologico del dolo specifico. La sentenza sarebbe, ancora, errata per non aver ritenuto l’assorbimento del reato tributario in quello di bancarotta fraudolenta documentale.

Col secondo motivo ci si è doluti della carenza di motivazione sui tre delitti, poiché la Corte non avrebbe valutato le giustificazioni addotte dal fallito circa il mancato rinvenimento dei beni societari,

limitandosi ad elencare più condotte ritenute intrinsecamente pericolose ed in quanto tali idonee a fondare la condotta distrattiva in capo a P.. Né erano stati considerati gli elementi forniti dalla difesa a sostegno della tesi che la documentazione contabile ritrovata dagli organi fallimentari era stata sufficiente a ricostruire i movimenti del patrimonio dell’impresa. Quanto al reato tributario il ricorrente ha segnalato un macroscopico errore motivazionale compiuto dai Giudici territoriali, che avevano scritto che sulla sussistenza del reato la difesa non aveva svolto obiezioni mentre risultava proposto lo specifico motivo d’appello inerente il mancato assorbimento del reato in quello di bancarotta documentale, del resto segnalato dalla stessa sentenza.

 

IL DIRITTO  E LE OSSERVAZIONI DELLA CORTE

La mancata indagine circa il nesso causale tra la condotta distrattiva dell’imputato e lo stato di insolvenza

della società ed in punto di elemento psicologico del delitto – come chiaramente in esso argomentato – nella sentenza C. di questa stessa sezione, secondo la quale nel reato di bancarotta fraudolenta per distrazione lo stato di insolvenza che dà luogo al fallimento costituisce elemento essenziale del reato, in qualità di evento dello stesso e, pertanto, deve porsi in rapporto causale con la condotta dell’agente e deve essere, altresì, sorretto dall’elemento soggettivo del dolo.

Come noto, peraltro, tale pronuncia è rimasta isolata, poiché la giurisprudenza sul delitto di bancarotta fraudolenta assolutamente prevalente ha affermato i diversi e consolidati principi per cui la natura giuridica del delitto in parola è quella di reato di pericolo e per la sua integrazione è sufficiente il dolo generico. Ex multis: Il delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione è reato di pericolo a dolo generico, per la cui sussistenza, pertanto, non è necessario che l’agente abbia consapevolezza dello stato di insolvenza dell’impresa, né che abbia agito allo scopo di recare pregiudizio ai creditori. Sez. 5, Sentenza n. 3229 del 14/12/2012 Ud. (dep. 22/01/2013) Rv. 253932; Sez. 5, Sentenza n. 21846 del 13/02/2014 Ud. (dep. 28/05/2014) Rv. 260407.

La critica circa la mancata dimostrazione dell’elemento psicologico del reato e del nesso di causalità, che ispira questo aspetto del primo motivo di ricorso, pertanto, non può essere condivisa, essendo incoerente con l’interpretazione assolutamente prevalente data da questa Corte alla norma incriminatrice.

Assistenza Consulenza legale TOP BARICELLA  MALALBERGO GALLIERA
Assistenza Consulenza legale TOP BARICELLA  MALALBERGO GALLIERA

Tutte le altre doglianze possono essere trattate congiuntamente, poiché in definitiva quelle proposte col secondo motivo sono rivolte agli stessi punti della motivazione oggetto delle censure espresse nel primo motivo, solo rappresentate dall’angolo visuale del vizio di motivazione.

In proposito deve annotarsi, quanto all’ipotesi di bancarotta patrimoniale, che – diversamente da quanto rappresentato dal ricorso – la sentenza ha chiaramente dato conto del fatto che il curatore trovò un passivo superiore ad un milione di euro, consistito prevalentemente in debiti verso Inps ed Agenzia delle entrate a fronte di un attivo inesistente. L’accumulo di debiti verso tali enti pubblici per l’omesso versamento dei contributi previdenziali e delle tasse è stato legittimamente interpretato – alla stregua della giurisprudenza di questa Corte, ex multis, Cass Sez. 5 sent 29856 del 15.5.2014 dep. 7.7.2014, Rv 260492 – come operazioni dolose idonee a cagionare il fallimento della società, ex art. 223/2 nr 2 LF, in quanto in sé pregiudizievoli per la salute economica e finanziaria dell’impresa, essendo, pertanto, tali condotte necessarie e sufficienti ad integrare la bancarotta patrimoniale. Per altro aspetto – in un contesto complessivo in cui erano emersi versamenti e prelievi di denaro senza corrispondenza nella contabilità d’impresa – e con riguardo alla posizione specifica dell’imputato è stato sottolineato che sul conto bancario personale di P. erano risultati versamenti di denaro in contanti per importi corrispondenti a quelli delle fatture emesse dalla fallita nelle stesse date, chiaro segno, nel quadro innanzi richiamato, di appropriazione dei soldi da parte sua.

2Il percorso logico-dimostrativo dei Giudici di appello è stato completato dall’osservazione secondo la quale i macchinari strumentali all’esercizio dell’impresa non erano stati portati via dai proprietari dell’immobile al momento dello sfratto, poiché dal verbale relativo alla sua esecuzione si era ricavato che nell’occasione già non c’erano più. Il loro mancato ritrovamento è stato qualificato come valida presunzione della loro dolosa distrazione in assenza di congrue giustificazioni da parte degli amministratori/imputati circa la destinazione dei beni in parola.

Così, Sez. 5, Sentenza n. 22894 del 17/04/2013 Ud (dep. 27/05/2013) Rv. 255385;Sez. 5, Sentenza n. 11095 del 13/02/2014 Ud. (dep. 07/03/2014) Rv. 262740;Sez. 5, Sentenza n. 8260 del 22/09/2015 Ud. (dep. 29/02/2016) Rv. 267710.

Per quanto riguarda l’argomento secondo il quale la documentazione contabile reperita sarebbe stata sufficiente a ricostruire l’intero volume di affari, e delle conseguenze illustrate in ricorso sub 1. in punto di inoffensivi della condotta e di elemento psicologico, esso non si è confrontato con l’intellegibile spiegazione data dai Giudici del merito. Infatti, oltre alle gravi anomalie già in precedenza richiamate circa la contabilità aziendale ed i movimenti bancari, la motivazione ha spiegato che erano emersi gravi problemi nella ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari, come era stato accertato tramite la prova testimoniale, che aveva, altresì, puntualizzato che l’incompleta documentazione reperita dagli organi del fallimento si era fermata al 2004 mentre la sentenza dichiarativa dello stesso era del 2008, dovendosi, pertanto, riscontrare l’assenza di ogni documentazione contabile per un periodo di quattro anni.

Per quanto attiene al motivo inerente la mancata risposta della Corte territoriale alla censura circa il mancato assorbimento del reato tributario ex art. 12 D.Lvo. 74/2000 in quello di bancarotta documentale, deve constatarsi che esso coglie nel segno, nel senso che in realtà la sentenza ha omesso di confrontarsi con l’argomento.

E’ stato, infatti, ritenuto – con affermazione che qui occorre ribadire – che il concorso tra il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e quello di bancarotta fraudolenta per distrazione, sia configurabile, atteso che le relative norme incriminatrici non regolano la “stessa materia” ex art. 15 cod. pen., data la diversità del bene giuridico tutelato (interesse fiscale al buon esito della riscossione coattiva, da un lato, ed interesse della massa dei creditori al soddisfacimento dei propri diritti, dall’altro), della natura delle fattispecie astratte (di pericolo quella fiscale, di danno quella fallimentare) e dell’elemento soggettivo (dolo specifico quanto alla prima, generico quanto alla seconda).

Così, Sez. 3, Sentenza n. 3539 del 20/11/2015 Cc. (dep. 27/01/2016); Rv. 266133. Una precedente pronuncia di analogo contenuto ha posto in luce, al fine di ritenere il concorso tra le due fattispecie delittuose, le diversità delle incriminazioni sotto il profilo dei differenti eventi e dell’elemento psicologico, che nel delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale consiste nella specifica volontà di procurare a sé o ad altro ingiusto profitto o, alternativamente di recare pregiudizio ai creditori, mentre tale finalità non è presente nella fattispecie fiscale. Così,Sez. 5, Sentenza n. 16360 del 01/03/2011 Ud. (dep. 26/04/2011) Rv. 250175, secondo la quale, non sussiste la violazione del principio del “ne bis in idem” (art. 649 cod. proc. pen.), qualora alla condanna per illecito tributario (nella specie per occultamento e distruzione di documenti contabili, previsto dall’art. 10 del D.Lgs. n. 74 del 2000) faccia seguito la condanna per bancarotta fraudolenta documentale, stante la diversità delle suddette fattispecie incriminatrici, richiedendo quella penal-tributaria la impossibilità di ricostruire l’ammontare dei redditi o il volume degli affari, intesa come impossibilità di accertare il risultato economico di quelle sole operazioni connesse alla documentazione occultata o distrutta; diversamente, l’azione fraudolenta sottesa dall’art. 216, n. 2 I. fall., si concreta in un evento da cui discende la lesione degli interessi creditori, rapportato all’intero corredo documentale, risultando irrilevante l’obbligo normativo della relativa tenuta, ben potendosi apprezzare la lesione anche dalla sottrazione di scritture meramente facoltative. Inoltre, nell’ipotesi fallimentare la volontà del soggetto agente si concreta nella specifica volontà di procurare a sé o ad altro ingiusto profitto o, alternativamente di recare pregiudizio ai creditori, finalità non presente nella fattispecie fiscale. In senso conforme: Sez. 3, Sentenza n. 18927 del 24/02/2017 Ud. (dep. 20/04/2017) Rv. 269910.

Bancarotta fraudolenta e documentale – Procedimento giudiziario – Sentenza – Mancato esame delle doglianze proposte dal gravame – Vizio motivazionale – Annullamento con rinvio

Bancarotta fraudolenta e documentale – Procedimento giudiziario – Sentenza – Mancato esame delle doglianze proposte dal gravame – Vizio motivazionale – Annullamento con rinvio

fatto

. Con sentenza deliberata il 14/09/2017, la Corte di appello di Cagliari ha confermato la sentenza del 07/10/2015, con la quale, all’esito del giudizio abbreviato, il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Cagliari aveva dichiarato M.C. responsabile, in relazione a U.F. s.r.I., dichiarata fallita il 06/10/2010, dei reati di bancarotta fraudolenta patrimoniale (per aver distratto beni della società del valore di circa 82 mila euro e la somma di 9.600 euro risultante dalla vendita di un veicolo I.), bancarotta fraudolenta documentale (per avere tenuto le scritture contabili in modo da rendere impossibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari della società, consegnando al curatore parte della documentazione relativa agli anni 2005 e 2006 e omettendo di consegnare tutta la documentazione contabile dal 2007 al fallimento), bancarotta semplice (per aver aggravato il dissesto astenendosi dal richiedere il fallimento della società in dissesto dal 2006) e, esclusa la circostanza aggravante del danno di particolare gravità, applicate le circostanze attenuanti generiche con giudizio di equivalenza rispetto alla recidiva e alla circostanza aggravante della pluralità dei fatti di bancarotta, lo aveva condannato alla pena di giustizia.

Avverso l’indicata sentenza della Corte di appello di Cagliari ha proposto ricorso per cassazione M.C., attraverso il difensore avv. M. L. M., denunciando – nei termini di seguito enunciati nei limiti di cui all’art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen. – vizi di motivazione, inosservanza dell’art. 192 cod. proc. pen., mancata assunzione di una prova decisiva, inosservanza della legge penale e della legge processuale.

Erroneamente non è stata accolta la richiesta di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale per procedere all’esame del teste R., la cui decisività risultava dall’atto di appello che aveva richiamato le dichiarazioni di C. secondo cui il veicolo era stato retrocesso alla R. A., rimasta nel possesso materiale del bene, laddove la Corte di appello stigmatizza la condotta dell’imputato in ordine alla vendita dell’autoveicolo I. con motivazione basata su mere ipotesi e non su riscontri oggettivi, nonostante la produzione documentale della difesa relativa ai passaggi di proprietà del veicolo. Sempre con riferimento alla distrazione del veicolo I., la Corte di appello afferma che la mancata documentazione del pagamento di circa 24 mila euro per l’acquisto del veicolo non dimostra che non vi fu un passaggio di denaro, ma tali rilievi si fondano su mere ipotesi non documentate, mentre del tutto apodittico è il riferimento alla circostanza che se la società non avesse pagato il veicolo si porrebbe il problema della distrazione dei contributi erogati dallo Stato, posto che detta erogazione risale principalmente ad epoca in cui l’imputato non era amministratore, tanto più che la sentenza impugnata nulla dice in ordine alla denunciata incompletezza della documentazione relativa all’estratto conto del Monte dei Paschi di Siena prodotta dal curatore.

Quanto alla bancarotta documentale, la sentenza impugnata è carente di logica motivazione sull’effettiva consapevolezza in capo a C. dello stato delle scritture contabili, posto che le stesse furono consegnate al curatore dalla consulente del lavoro S. e dalla dott.ssa T., che nel novembre del 2007 aveva rinunciato all’incarico per il venir meno dei contatti con il precedente amministratore R.P., epoca dalla quale le scritture rimasero presso le due professioniste essendo cessata l’attività della società. Anche con riferimento alla cessione del veicolo I. (il cui corrispettivo non è stato incassato da C. perché mai corrisposto da R.), erroneamente la Corte di appello rileva che la mancata tenuta della contabilità era stata funzionale alla dissimulazione delle operazioni distrattive, in quanto la contabilità era stata tenuta fino alla cessazione di fatto della società e conservata dalle due professioniste indicate, laddove nel disinteressamento circa le sorti della società da parte di C. può ravvisarsi solo la colpa e non il dolo.

Assistenza Consulenza legale TOP BARICELLA  MALALBERGO GALLIERA
Assistenza Consulenza legale TOP BARICELLA  MALALBERGO GALLIERA

Quanto alla contestata distrazione dei beni della società, la sentenza impugnata non ha esaminato il motivo di appello che evidenziava come il curatore fosse a conoscenza dell’ubicazione della sede secondaria della società a Roma ove svolgere accertamenti anche nel caso di eventuale mancata ricezione della mail inviata da C., mentre è affetta da travisamento l’affermazione secondo cui la società operava effettivamente nell’unità locale di Sanluri; neppure è stato esaminato il motivo che deduce come i beni si trovavassero nella sede secondaria alla quale il curatore avrebbe potuto e dovuto accedere.

La Corte distrettuale ha ritenuto infondato il motivo sostenendo che la mancata documentazione, nelle scritture sociali, del pagamento dei 24.348 euro non dimostra che non vi fu passaggio di denaro verso la concessionaria, anche per l’inattendibilità della contabilità della società, ove non vi era alcuna traccia della successiva vendita e del relativo prezzo, e che se la società non aveva pagato l’auto (come sostenuto dall’imputato) si poneva il problema della distrazione dei contributi statali ricevuti; ha rilevato inoltre il giudice di appello che la mancata insinuazione al passivo di R. A. è compatibile con  l’integrale pagamento del prezzo e che la restituzione del veicolo a R. era una vendita intermedia fatturata per la cessione a terzi, tanto più che un valore residuo di cessione di 9 mila euro di un bene che un anno prima ne valeva 24 mila è indicativo del carattere distrattivo dell’operazione. Nei termini sintetizzati, la sentenza impugnata non è esente dai vizi motivazionali denunciati. Nessuna risposta è stata data alla censura relativa al “trattenimento” di una parte significativa del contributo statale da parte della banca a titolo di (parziale) compensazione del saldo negativo della società. Si tratta di una censura potenzialmente idonea ad inficiare il collegamento tra il finanziamento statale e l’acquisto (e il pagamento) dell’auto, collegamento, peraltro, sviluppato dalla Corte anche sul piano – alternativo – della eventuale distrazione dell’importo del finanziamento: rilievo, questo, estraneo alla contestazione e, comunque, all’evidenza implicato dalla censura non esaminata.

Con riguardo poi all’argomentazione relativa al pagamento della somma di 24.348 euro, la motivazione della sentenza impugnata rende ragione solo di una possibile eventualità (il pagamento pur non registrato dalla contabilità della società, peraltro con un finanziamento erogato alla stessa società), ma, disancorata dal compiuto esame delle doglianze proposte dal gravame, conferma il vizio motivazionale rilevato. Di conseguenza, in parte qua, la sentenza deve essere annullata, restando assorbite le censure relative all’omessa rinnovazione dell’istruzione dibattimentale.