VENDITA SIMULATA IMMOBILI COLLAZIONE AVVOCATO ESPERTO

 

VENDITA SIMULATA IMMOBILI COLLAZIONE AVVOCATO ESPERTO

EREDE LESIONE LEGITTIMA QUANDO UNA VENDITA NASCONDE UNA DONAZIONE
EREDE LESIONE LEGITTIMA QUANDO UNA VENDITA NASCONDE UNA DONAZIONE

Tanto premesso gli attori chiedevano:
che fosse dichiarata la simulazione assoluta degli atti di vendita su menzionati;
in subordine, accertarsi che il primo di detti contratti tra il de cuius e (OMISSIS) integrava una donazione indiretta ed era pertanto soggetto a collazione ex articolo 737 c.c., con conseguente condanna del convenuto a conferirlo all’eredita’ paterna;
in via ulteriormente subordinata, chiedevano dichiararsi che il secondo contratto, intercorso tra il de cuius e la (OMISSIS) srl, era nullo poiche’ costituiva una donazione priva dei requisiti formali e sostanziali richiesti dalle legge, con conseguente condanna di detta societa’ a restituire gli immobili che erano oggetto dell’eredita’ dello stesso

Assistenza Consulenza legale TOP BARICELLA  MALALBERGO GALLIERA
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Conviene per ragioni di priorita’ logica esaminare anzitutto il secondo motivo di ricorso, con il quale, denunciando violazione dell’articolo 110 c.p.c. e articolo 457 c.c., in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3), si censura la statuizione della sentenza impugnata che ha riconosciuto la legittimazione processuale degli odierni controricorrenti a proporre appello quali eredi di (OMISSIS), ritenendo all’uopo sufficiente la documentazione prodotta dai medesimi, vale a dire la denuncia di successione, l’atto notorio relativo agli eredi legittimi e la pubblicazione del testamento olografo della dante causa degli odierni resistenti.
Il motivo e’ infondato.
La Corte territoriale ha infatti ritenuto l’idoneita’ della documentazione prodotta ai fini della prova della legittimazione processuale degli appellanti odierni resistenti, rilevando la mancanza di specifica contestazione sulla documentazione suddetta, ad eccezione della contestazione sull’autenticita’ della sottoscrizione del testamento olografo di (OMISSIS) che istituiva eredi i figli (OMISSIS) e (OMISSIS).
In relazione al testamento, peraltro, la Corte ha correttamente rilevato l’inidoneita’ della procedura di disconoscimento e verificazione della sottoscrizione della scrittura privata, proposta dagli appellati ed odierno ricorrenti, trattandosi di rimedio che non e’ esperibile in relazione a documenti provenienti da un soggetto terzo; nel caso di specie, ai fini della contestazione della validita’ della sottoscrizione del testamento, quale presupposto della legittimazione processuale degli eredi istituiti, gli odierni ricorrenti avrebbero dovuto invece esperire querela di falso, azione che non e’ stata proposta nel presente giudizio.
Quanto poi a (OMISSIS), non menzionato nel testamento, incontroversa la qualita’ di coniuge della dante causa, giova richiamare il pacifico principio del cumulo tra successione testamentaria e successione legittima.
Cio’ premesso, si osserva che la stessa proposizione della presente controversia, diretta ad accertare la nullita’ di determinati atti di disposizione del de cuius al fine di sottoporre i relativi beni a collazione ex articoli 737 c.c. e ss. implica accettazione tacita dell’eredita’.

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Ed invero, poiche’ l’accettazione tacita dell’eredita’ puo’ desumersi dall’esplicazione di un comportamento tale da presupporre la volonta’ di accettare l’eredita’, essa puo’ legittimamente reputarsi implicita nell’esperimento, da parte del chiamato, di azioni giudiziarie, che essendo intese alla rivendica o alla difesa della proprieta’ o ai danni per la mancata disponibilita’ di beni ereditari – non rientrino negli atti conservativi e di gestione dei beni ereditari consentiti dall’articolo 460 c.c., ma travalichino il semplice mantenimento dello stato di fatto quale esistente al momento dell’apertura della successione, e che, quindi, il chiamato non avrebbe diritto di proporre se non presupponendo di voler far propri i diritti successori (Cass. 10060/2018; 13738/2005).
Vanno a questo punto esaminati il primo, quinto e sesto motivo di ricorso, i quali investono la medesima questione circa i limiti della prova della simulazione assoluta.
Il primo motivo di ricorso denuncia violazione e falsa applicazione degli articoli 1414, 1417 e 2722 c.c. in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3), censurando la statuizione della sentenza impugnata che ha affermato che la qualita’ di terzo ai fini della simulazione e’ propria non soltanto di chi agisce in riduzione ex articolo 553 c.c., ma anche dell’erede che agisce in collazione.
Il quinto motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli articoli 1417, 2724, 2727 e 2729 c.c., in relazione all’articolo 360 c.p.c., n. 3), censurando la statuizione della sentenza che ha affermato la possibilita’ per i resistenti di provare la simulazione assoluta del contratto con ogni mezzo, adoperando la prova per testi e quella per presunzioni.
Secondo la prospettazione dei ricorrenti, la Corte ha fondato la prova della simulazione dei due contratti essenzialmente in forza di presunzioni, in assenza dei requisiti stabiliti dalla legge.
Il sesto motivo di ricorso denuncia violazione degli articoli 2727 e 2729 c.c., deducendo la assoluta inidoneita’ degli elementi indiziari indicati dalla Corte territoriale a provare la simulazione, in quanto del tutto privi di significativita’, irrilevanti, non univoci ed arbitrari.
I motivi che precedono, in buona sostanza, censurano la statuizione della Corte territoriale, che, ribaltando la valutazione del primo giudice, ha ritenuto ammissibile, nel caso di specie, la prova testimoniale e quella presuntiva in relazione alla prova della simulazione assoluta dei due rogiti stipulati dal de cuius (OMISSIS), rispettivamente, il 27.3.1996 ed il 5.4.1996, aventi ad oggetto il trasferimento di diversi cespiti immobiliari, il primo a (OMISSIS), e quello successivo alla (OMISSIS) srl;
si censura inoltre la valutazione della Corte territoriale che ha ritenuto raggiunta la prova in via presuntiva della simulazione assoluta sulla base di elementi privi di gravita’, precisione e concordanza, in contrasto con la disposizione dell’articolo 2729 c.c.
Orbene quanto alla valutazione di ammissibilita’ della prova presuntiva, la statuizione della Corte territoriale e’ fondata su due autonome rationes decidendi:
la principale, secondo cui la contestazione dell’ammissibilita’ della prova testimoniale e presuntiva della simulazione assoluta era stata sollevata tardivamente, in quanto era stata fatta valere solo nella comparsa conclusionale del giudizio di primo grado (dalla sola difesa di (OMISSIS)), nonostante l’esplicito riferimento ai dati presuntivi contenuto nell’atto introduttivo del giudizio;
da cio’, in accoglimento dell’impugnazione, la nullita’ della statuizione del primo giudice che aveva escluso l’ammissibilita’ del ricorso alla prova presuntiva in assenza di rituale eccezione della controparte, e la possibilita’ per la Corte di riesaminare la rilevanza probatoria degli indizi, che non era stata effettuata dal primo giudice.
l’altra ratio decidendi, esposta “solo per completezza espositiva”, secondo cui i limiti di prova di cui agli articoli 1417 e 2722 c.c. non sussisterebbero nei confronti dell’erede che agisce in collazione; secondo la corte territoriale anche nel caso di azione ex articolo 737 c.c. l’erede sarebbe in posizione di terzieta’ rispetto al de cuius e potrebbe dunque far valere senza limiti la prova testimoniale e quella per presunzioni.
Orbene la principale ratio decidendi, secondo cui l’eccezione di inammissibilita’ della prova per presunzioni sarebbe stata sollevata tardivamente, non risulta attinta dai ricorrenti, i quali, nel sesto motivo, premessa una dettagliata contestazione degli elementi considerati dal giudice di merito quali elementi presuntivi della simulazione assoluta delle vendite, nella parte finale del motivo (pag. 36 del ricorso) affermano che le conclusioni precedenti, relative alla contestazioni sulla sussistenza dei requisiti di cui agli articoli 2727 e 2729 c.c., “rendono ormai irrilevante la questione circa l’eventuale tardivita’ dell’opposizione per l’uso delle presunzioni (sostenuta ex adverso e negata dagli appellati: cfr comparsa conclusionale pagg.46-48) e non superata a parere degli attuali ricorrenti dalla Corte in sentenza con una motivazione che non appare esauriente e convincente in quanto tautologica

 

 

 

 

 

AZIENDA RAVENNA RISOLUZIONE CONTRATTO

RAVENNA RISOLUZIONE CONTRATTO CORTE APPELLO BOLOGNA

 

principio base

l’avviamento l’attitudine dell’azienda a funzionare e a produrre utili, non può essere concepito al di fuori dell’azienda, né può essere considerato o trasferito separatamente da questa e la sua cessione si accompagna necessariamente alla cessione della azienda, della quale non è un elemento ma una qualità (v. Cass. n. 21417/2014, che ha affermato la nullità, per mancanza dell’oggetto, del contratto preliminare di cessione di ramo d’azienda avente ad oggetto il solo avviamento, e i precedenti, risalenti nel tempo ma mai smentiti, ivi citati in motivazione Cass. n. 2857/1972, Cass. n. 2110/1968; per la giurisprudenza di merito v. Trib. Cagliari 20/5/2003, reperibile sulla banca dati Jus Explorer – Giuffré).

RAVENNA RISOLUZIONE CONTRATTO CORTE APPELLO BOLOGNA

Ed infatti, si sostiene che, costituendo l’avviamento l’attitudine dell’azienda a funzionare e a produrre utili, non può essere concepito al di fuori dell’azienda, né può essere considerato o trasferito separatamente da questa e la sua cessione si accompagna necessariamente alla cessione della azienda, della quale non è un elemento ma una qualità (v. Cass. n. 21417/2014, che ha affermato la nullità, per mancanza dell’oggetto, del contratto preliminare di cessione di ramo d’azienda avente ad oggetto il solo avviamento, e i precedenti, risalenti nel tempo ma mai smentiti, ivi citati in motivazione Cass. n. 2857/1972, Cass. n. 2110/1968; per la giurisprudenza di merito v. Trib. Cagliari 20/5/2003, reperibile sulla banca dati Jus Explorer – Giuffré).

Il contratto sulla base del quale entrambe le parti fondano le rispettive pretese deve dunque essere dichiarato nullo, come richiesto in questo grado di giudizio dall’appellante (e in primo grado dall’odierna appellata), per mancanza dell’oggetto e il rilievo della nullità preclude l’esame delle reciproche domande di risoluzione (domande che, come già osservato, presuppongono l’esistenza di un contratto valido: Cass. n. 14828/2012).

In via principale: accertata la illegittimità del recesso manifestato da parte della sig.ra WW e la risoluzione del contratto per inadempimento della stessa sig.ra WW, dichiarare, in conseguenza della infondatezza in fatto e diritto della domanda di primo grado, che alcuna somma è tenuta a versare l’appellante in favore della WW a qualsivoglia titolo in conseguenza della scrittura privata del 27.04.2011;

dichiarare conseguentemente in virtù della risoluzione del contratto per inadempimento della sig.ra WW, che la sig.ra XX è legittimata a trattenere la somma di euro 15.000,00, versatele a titolo di acconto sulla maggiore somma di euro 30.000,00 quale prezzo per la cessione dell’avviamento commerciale del negozio “Alfa” sito in Ravenna in forza della scrittura privata 27.04.2011;

In via subordinata: a parziale riforma della sentenza 118/13 del Tribunale di Ravenna, stante il versamento della somma di euro 15.000,00 a titolo di acconto, nella denegata ipotesi di accertamento dell’inadempimento esclusivo della sig.ra XX dichiararla tenuta alla restituzione della somma di euro 15.000,00, senza il conteggio di alcun interesse;

In via ulteriormente subordinata: a parziale riforma della sentenza 1118/13 del Tribunale di Ravenna, accertata la nullità del contratto di cessione di avviamento di cui alla scrittura privata del 27.04.2011 dichiarare tenuta la sig.ra XX alla restituzione della somma ricevuta a titolo di acconto, senza il conteggio di alcun interesse legale;

 

 

RAVENNA PAGA IMMOBILE MA NON LO CONSEGNANO

RAVENNA PAGA IMMOBILE DA  IMPRESA MA NON LO CONSEGNANO – NIENTE ROGITO CONTRATTO DEFINITIVO

agli effetti dell’art. 111 c.p.c., nel processo avente ad oggetto la validità, la risoluzione o l’esecuzione di un contratto preliminare, relativo allo stesso bene, stipulato in precedenza tra il dante causa ed un terzo, non si è ancora stabilizzato un orientamento univoco in sede di legittimità (anche se la questione era stata rimessa all’attenzione delle Sezioni Unite che peraltro, sollevando d’ufficio una eccezione di giudicato interno sulla qualificazione dell’intervento dell’acquirente, non hanno avuto modo di esplicare la loro funzione di regolazione dei conflitti: v. Cass. Sez. Un. 23. 299/2011 su ordinanza di rimessione n. 10747/2010). In alcune pronunzie (Cass. n. 12305/2012; Cass. n. 8316/2003; Cass. n. 4321/1989), infatti, si è affermato che la disciplina della successione a titolo particolare nel processo si attui non solo quando sia oggetto di trasferimento pendente judicio, il medesimo diritto controverso ma in ogni caso in cui l’alienazione comporti, per un rapporto di derivazione sostanziale, il subingresso dell’avente causa nella stessa posizione giuridica — attiva o passiva — dedotta in giudizio (secondo Cass. n. 12305/2012, in particolare, la successione a titolo particolare nel diritto controverso, di cui all’art. 111 c.p.c., alla luce di un’interpretazione costituzionalmente orientata dal principio del giusto processo, coniugato con il diritto di difesa, si ha indipendentemente dalla natura, reale o personale, dell’azione fatta valere tra le parti originarie, dovendosi garantire all’acquirente, il quale intenda intervenire nel processo, le stesse possibilità di difesa spettanti al suo dante causa contro le deduzioni avversarie, e potendosi, invece, rivelare per lo stesso acquirente pregiudizievole la soggezione all’efficacia riflessa della sentenza inter alios, impugnabile soltanto nell’ambito delle difese esercitate dall’alienante); in altre pronunzie, per contro, è stato ritenuto che non possa delinearsi una successione nel diritto controverso, a causa dell’eterogeneità delle situazioni soggettive fatte valere nel giudizio, nel caso in cui si discuta della esecuzione o della risoluzione o della invalidità di un preliminare di vendita, atteso che, verificatasi la alienazione ad un terzo del bene, la situazione legittimante l’intervento di quest’ultimo in giudizio sarebbe relativa alla proprietà mentre quella posta a base dell’azione di esecuzione o di risoluzione o di invalidità del preliminare avrebbe natura personale (Cass. n. 1233/2012 ; Cass. n. 5781/2009; Cass. n. 1128/1993).

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